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Addio a Giovanni Tamburi: Bologna si stringe nel lutto

Veglia per Giovanni Tamburi (©Giovanni Tamburi)
Veglia per Giovanni Tamburi (©Giovanni Tamburi)

Un pensiero che soffia attraverso la città come un brivido gelido: poteva essere mio figlio. Oggi Giovanni Tamburi e la sua famiglia siamo tutti noi. Un pensiero condiviso in silenzio. Ed è naturale chiedersi quante volte i genitori di Giovanni si siano domandati: perché noi, perché lui.

Si sopravvive per caso?

Giovanni non ha fatto nulla di diverso da ciò che hanno fatto i nostri genitori alla loro età e che fanno, e continueranno a fare, i figli: entrare in un locale senza cercare l’uscita di emergenza, senza misurare la larghezza delle scale, senza chiedersi dove siano gli estintori. Chi lo fa, davvero, a sedici anni? Si sopravvive dunque per caso? Forse sono il destino, le coincidenze e il caso ad intromettersi nel flusso della vita.

Quei ragazzi che al Constellation hanno continuato a ballare e a filmare quando sono apparse le prime fiamme non sono colpevoli di nulla. Avevano 16 anni, erano felici, e come tutti noi si sono sentiti invincibili. Qualcuno ha intuito prima il pericolo e si è salvato. Qualcun altro è morto tentando di aiutare gli altri. Cosa sia accaduto davvero in quegli istanti infernali non lo sapremo mai fino in fondo. I colpevoli, se ci sono, non stanno tra quelle vittime giovanissime. Sono adulti. Saranno i processi a stabilire chi e come.

Non possiamo avere il controllo su nulla

La strage di Crans-Montana ha colpito tutti con violenza perché ci ha sbattuto in faccia una realtà ed è difficile ad accettare: l’impotenza dei genitori. Credere e illudersi di poter controllare tutto, di proteggere i figli con un’app con la posizione condivisa, ogni istante, ogni minuto. Il monitorare la vita ci fa credere di averla in pungo, di poter controllare persino evenienze e avvenimenti lontanamente immaginabili. Ma la verità è che non possiamo avere il controllo su nulla. I giovani, ragazzi e ragazze di 16 anni vivono la loro vita e sono parte del mondo ed è giusto che sia così.

Bologna, l’ultimo saluto a Giovanni Tamburi

Bologna si ferma e si raccoglie nel silenzio per l’ultimo saluto a Giovanni Tamburi. Aveva solo 16 anni il ragazzo morto nel devastante incendio divampato la notte di Capodanno nel locale «Le Constellation» di Crans-Montana, tragedia che ha portato via la vita di 40 giovani.

Questa mattina alle 11, nella Cattedrale di San Pietro, si sono celebrati i funerali. In occasione delle esequie il Comune ha proclamato il lutto cittadino, una decisione che nasce dalla volontà di «esprimere in modo condiviso il profondo dolore della comunità bolognese per la sua tragica scomparsa» come ha spiegato il sindaco Matteo Lepore.

Il Righi si ferma: una scuola in lutto per Giovanni

Per l’intera giornata le bandiere comunali hanno sventolato a mezz’asta sugli edifici pubblici, tra questi anche il Righi, il liceo frequentato da Giovanni Tamburi. La scuola si è fermata per accompagnare l’ultimo saluto allo studente. In occasione dei funerali di oggi, il Consiglio d’Istituto ha deciso di organizzare una lectio brevis dalle 8.10 alle 10.10, così da permettere a studentesse e studenti di raggiungere la Cattedrale e partecipare alle esequie del loro amico.

Una scelta che va oltre l’aspetto organizzativo e assume un forte valore emotivo ed un impatto toccante. «In questo modo – ha scritto il presidente del Consiglio d’Istituto, Cosmo Damiano Modugno – i ragazzi e le ragazze potranno condividere ed elaborare il dolore per una perdita così grave, sentendosi parte di una comunità più grande che soffre per la scomparsa di un figlio e di un fratello».

Alle 9.30 l’intera scuola ha osservato un minuto di silenzio e per l’intera giornata la bandiera dell’istituto è rimasta a mezz’asta. Docenti, studentesse e studenti potranno inoltre contare, se lo vorranno, sul supporto di un team di psicologi, per affrontare insieme un lutto che ha colpito nel profondo l’intera comunità scolastica.

Il sindaco aveva infatti invitato «cittadine e cittadini, organizzazioni e realtà produttive» a manifestare il proprio cordoglio nelle forme ritenute più adeguate e a osservare un minuto di silenzio in concomitanza con la cerimonia funebre.

La voce del padre e il ricordo del parroco: il saluto più intimo a Giovanni

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