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Bologna, gomme tagliate al taxi di Red Sox: i due tassisti andranno a processo

Il tassista Roberto Mantovani, conosciuto con il soprannome Red Sox (©CorrieredellaSera)

Non si è trattato di un semplice atto vandalico, ma di una ritorsione vera e propria. Per questo andranno a processo due tassisti di Cotabo, colleghi di Roberto Mantovani, il taxista bolognese noto come Red Sox, che nel maggio 2023 si resero responsabili del taglio di tre gomme al suo taxi, parcheggiato in piazza Roosevelt.

Il gip ribalta l’archiviazione: «Il fatto non è lieve»

A stabilirlo è stato il gip Andrea Romito, che ha accolto l’opposizione di Mantovani alla richiesta di archiviazione e ha ordinato alla pm Anna Cecilia Maria Sessa di procedere. Una decisione che ribalta la linea seguita inizialmente dalla Procura, la quale aveva avanzato due richieste di archiviazione: la prima per l’impossibilità di individuare gli autori del danneggiamento, la seconda, una volta identificati grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza e all’analisi delle celle telefoniche, per la particolare tenuità del fatto.

Una lettura dei fatti respinta dal giudice e contestata fin dall’inizio da Mantovani, assistito dall’avvocato Gianluca Belluomini. Secondo il gip, infatti, il reato non può essere considerato lieve, non solo per il danno economico subito dal tassista, ma soprattutto per il contesto in cui è maturato.

Un atto intimidatorio

Il gesto, infatti, sarebbe stato una risposta punitiva alla campagna di trasparenza portata avanti da Red Sox, deciso a denunciare pubblicamente le distorsioni all’interno della categoria. Mantovani aveva scelto di rendere noti sui social i propri guadagni e di battersi contro i colleghi contrari all’uso del Pos per i pagamenti: una presa di posizione che, secondo il giudice, avrebbe innescato l’atto intimidatorio.

Una battaglia di trasparenza che a Roberto Mantovani è costata cara: prima la radiazione da Cotabo, poi una lunga scia di tensioni e scontri con i colleghi. E appena una settimana dopo, nella notte tra il 7 e l’8 maggio 2023, la vicenda prende una piega inquietante con l’episodio delle gomme tagliate, i cui presunti responsabili oggi hanno finalmente un nome e un volto.

Il video, la ricevuta e i dubbi del gip

Sono le 3.30 del mattino quando le telecamere di videosorveglianza immortalano un taxi muoversi tra piazza Roosevelt, piazza Galilei e via della Zecca. Il mezzo si ferma in via Venezian: pochi istanti dopo, un uomo incappucciato scende, si avvicina al taxi di Mantovani e, con un gesto rapido, taglia le gomme. Poi risale a bordo e si dilegua.

Il proprietario di quel primo taxi viene identificato subito grazie alla targa. Per individuare il secondo uomo, invece, sono necessarie indagini più approfondite. In udienza davanti al gip, il suo difensore produce una ricevuta che attesterebbe una corsa conclusa alle 2.47 nel Modenese. Un elemento che, secondo la difesa, lo escluderebbe dai fatti.

Una ricostruzione che però non convince il giudice. Per il gip, infatti, l’uomo avrebbe avuto tutto il tempo per raggiungere il centro di Bologna entro le 3.30 e, soprattutto, non risulta da alcuna prova che alla guida di quel taxi, in quel momento, ci fosse realmente lui.

Il gip: «Non fu un fatto tenue, ma una ritorsione premeditata»

Sulla presunta particolare tenuità del fatto, invocata dalla pm, il giudice è netto e smonta punto per punto questa lettura. Nei provvedimenti si sottolinea come i due tassisti abbiano «deliberatamente architettato un piano articolato in più fasi, con una chiara finalità ritorsiva», un elemento che, secondo il gip, esclude in radice una modesta intensità dell’elemento psicologico.

Anzi, la premeditazione dell’illecito, soprattutto se inserita nel più ampio contesto di forte conflittualità legato all’operazione di trasparenza portata avanti da Red Sox, malvista da molti colleghi , restituisce l’immagine di un clima acceso e ostile nei confronti di Mantovani, al quale gli indagati avrebbero partecipato attivamente.

Un clima che, come evidenzia il giudice, non si sarebbe tradotto in un singolo episodio isolato, ma in una serie di comportamenti molesti ripetuti nel tempo: insulti, aggressioni verbali e atteggiamenti intimidatori, consumati sia sui social network sia al di fuori della rete.

(Fonte: Corriere di Bologna, Andreina Baccaro)

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