La libreria Ulisse di Bologna lancia un appello. «Dal mese di dicembre riceviamo raramente le spedizioni che contengono la merce che ordiniamo ai nostri fornitori» racconta Massimiliano Tugnoli, figlio dei proprietari dell’attività in via degli Orti. Tramite i canali social del negozio, Massimiliano ha denunciato la situazione e ha lanciato una class action: lui e la sua famiglia, con la quale gestisce la libreria, vogliono procedere tramite vie legali contro Amazon, il colosso dell’e-commerce che a quanto pare avrebbe “monopolizzato” il lavoro dei corrieri.
La denuncia di Massimiliano Tugnoli della libreria Ulisse di Bologna: «I corrieri danno priorità ad Amazon e non consegnano più da noi, abbiamo già danni per migliaia di euro»
Come denuncia Tugnoli, le aziende della logistica come Bartolini e GLS avrebbero preso grossi accordi con Amazon, dando priorità a quelle consegne e trascurando le necessità delle piccole imprese come la libreria Ulisse. Amazon, infatti, sanziona pesantemente i ritardi, che porterebbero a un sovraccarico di lavoro e a ore di straordinari non retribuite. «Ogni tipo di ritardo è punito in maniera esemplare con cifre pesantissime» spiega Tugnoli, che comprende il motivo per cui i corrieri si ritrovano a dare priorità ad Amazon.
Anche le piccole attività, però, ne pagano il prezzo. L’ultima volta che alla libreria Ulisse è stato consegnato un pacco con la merce, ad esempio, risale al 17 dicembre scorso. Da allora, Massimiliano Tugnoli si è ritrovato costretto ad andare di persona a ritirare il materiale all’Interporto. «A noi la mancanza di titoli ha già causato danni stimabili tra i 10 e i 15mila euro, ma sono tantissime le aziende in giro per l’Italia nella stessa situazione» prosegue Tugnoli, che annuncia così l’azione legale nei confronti del gigante americano.
«Mi sono consultato con lo studio legale Aletheia e stiamo procedendo insieme. Abbiamo anche preso contatti con Sigfrido Ranucci, perché Report si occupi del caso – conclude Tugnoli – Ho informato le altre librerie bolognesi, che mi faranno sapere. Intanto ha già aderito una libreria di Bergamo. Non chiediamo contributi economici: mi faccio carico io delle spese legali, almeno in questa fase di avvio. Ma ci servono le firme. Se i negozi non possono più rifornirsi, le persone finiranno per comprare solo su Amazon».
(Fonte: Repubblica, Emanuela Giampaoli)
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