Nel pomeriggio di ieri, per le strade di Bologna non c’era nessuno. Sembra un’esagerazione, ma fidatevi che non lo è: tutti gli abitanti della città si erano rifugiati in casa, al massimo uscendo qualche minuto per osservare la fitta neve che si stava abbattendo sull’Emilia. Eppure, in qualche modo, un corteo speciale è riuscito ad animare quel gruppone che ha preso progressivamente vigore di fronte ad un evento magico. D’altronde una fiamma olimpica, come ha detto durante la diretta di ieri l’amico di Radiabo Eugenio Fontana, non passa sotto casa tutti i giorni.
Scende la neve
L’attesa, come hanno avuto modo di scoprire tutti i presenti, è stata più lunga del previsto: la strada scivolosa e il clima inospitale non hanno aiutato i tedofori e gli addetti ai lavori a restare in orario sul rullino di marcia, specialmente durante il passaggio in Romagna. Così, la partenza da San Lazzaro è avvenuta attorno alle 18 anche se, e chi scrive ne è testimone, la Polizia sorvegliava discretamente gran parte del tragitto già dalle ore 16. O almeno questo è quanto avvenuto a Porta San Donato, che quasi sembrava una rovina dei fratelli Grimm.
Insomma, nonostante guanti, giacconi e sospiri che diventavano nuvole, tutto era in ordine. E, nell’evoluzione dell’evento, gran parte della serata è filata liscia, a parte una protesta anti-israeliana. Per fortuna, però, l’intervento della Polizia è stato molto tranquillo e, rispetto a quanto visto negli ultimi mesi, quasi inesistente. Non sarà un caso se la nostra regione è la Sport Valley: gli eventi sportivi sono sempre apprezzati e vissuti dalla comunità con una partecipazione non banale.
La bandiera olimpica (© depositphotos)
L’ultima sosta
L’ultimo tedoforo a ultimare il proprio compito, attorno alle 21, è stato Marco Belinelli, un simbolo della cultura sportiva bolognese che ha saputo conquistare la NBA partendo da San Giovanni in Persiceto. Nelle sue parole («Sono molto emozionato e fiero di rappresentare Bologna. Al pubblico dico grazie per essere qui nonostante il freddo. Ho vinto tanto in carriera ma devo dire che questo è davvero un momento felice») sgorgava a fiumi la gioia fanciullesca di fronte ad una tale manifestazione. Ed è un sentimento, quello messo in mostra dall’ex guardia della Virtus, che dobbiamo conservare tutti. Lo spirito olimpico, in un momento storico come questo, è sempre più importante: tutti i popoli del mondo devono unirsi nella gioia della convivenza all’interno di un evento che, anche se per pochi giorni, ci unisce sotto una bandiera inclusiva e universale, quella dello sport.