Bologna perde una delle sue voci più riconoscibili e allo stesso tempo più discrete. La scomparsa di Luciano Manzalini, avvenuta a 74 anni dopo un lungo periodo segnato da problemi di salute, ha lasciato un vuoto profondo non solo nel mondo dello spettacolo, ma nel tessuto culturale cittadino. Attore, autore, poeta, comico dalla cifra inconfondibile, Manzalini è stato per decenni una presenza costante e mai banale, capace di attraversare teatro, televisione e cinema senza mai rinunciare a un’idea personale e raffinata di umorismo.
In queste ore, i messaggi di cordoglio si sono moltiplicati sui social, arrivando da colleghi, amici e spettatori che in quegli sguardi stralunati e in quelle pause studiate avevano imparato a riconoscere uno stile unico. Tra le voci istituzionali, il sindaco Matteo Lepore ha ricordato Manzalini come “un artista eclettico e una figura importante per Bologna”, sottolineandone l’umorismo surreale, sottile, mai gridato, e la capacità di muoversi con naturalezza tra linguaggi diversi.

Luciano Manzalini
Cinquant’anni insieme, senza una lite
Il ricordo più intenso è forse quello di Eraldo Turra, l’altra metà dei Gemelli Ruggeri, il duo comico che ha segnato un’epoca del cabaret italiano. “In quasi cinquant’anni di lavoro insieme non abbiamo mai litigato”, racconta Turra, rievocando un sodalizio umano prima ancora che artistico. Un rapporto fatto di amicizia, ascolto e rispetto reciproco, dentro e fuori dal palco.
Luciano Manzalini – Dalle cantine al professionismo
L’incontro tra i due risale alla fine degli anni Settanta, al Centro Civico Mazzini. Da lì nasce un’amicizia che si trasforma presto in un percorso comune: laboratori teatrali, gruppi sperimentali, fino al passaggio al professionismo. Un momento chiave arriva all’Ite di San Lazzaro, dove una palestra priva di riscaldamento viene trasformata in un vero e proprio spazio teatrale grazie alla cooperativa Il Guasco, legata al Festival di Polverigi.
È in quel contesto che prende forma “La Zanzara d’Oro”, concorso per nuovi comici destinato a diventare un laboratorio fondamentale per il cabaret italiano. Da quel palco passeranno artisti come Gene Gnocchi e, in seguito, Aldo e Giovanni. Un’esperienza che segna profondamente anche il percorso dei Gemelli Ruggeri.

Eraldo Turra e Luciano Manzalini, noti come i Gemelli Ruggeri
La televisione e il grande pubblico
Parallelamente al lavoro teatrale arrivano le prime esperienze televisive. Dalle apparizioni su Canale 5 e Italia 1 fino all’approdo su Rai 2, con programmi come “Mixer” di Giovanni Minoli e la rubrica “I Mixerabili”. Seguono altri format e spettacoli che entrano nell’immaginario cittadino: dal “Gran Pavese Varietà” a “Bologna sogna”, passando per produzioni corali come il “Puccini Horror Show” e il “Cortile di Croda”, condivise con artisti come Patrizio Roversi, Susy Blady, Vito, Malandrino e Veronica.
Luciano Manzalini – L’ultimo periodo e l’eredità
Negli ultimi anni, i problemi di salute avevano rallentato l’attività di Manzalini. Due ictus, un grave infortunio a un piede, una mobilità sempre più ridotta. Nonostante questo, l’idea di tornare sul palco con i vecchi lavori non era mai stata del tutto accantonata.
I funerali si terranno in Certosa, luogo simbolico per una città che ora si ferma a rendere omaggio a uno dei suoi interpreti più originali. Luciano Manzalini lascia un’eredità fatta di intelligenza, misura e libertà creativa: qualità sempre più rare, e proprio per questo ancora più preziose.