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Cronache

Gabbani live all’Unipol Arena: musica, maturità e un legame speciale con Bologna

Il cantautore toscano torna sul palco con un nuovo approccio artistico, tra equilibrio personale e consapevolezza. Dal successo a Sanremo all’esperienza a X Factor, fino al videoclip girato nel cuore del capoluogo emiliano.

Francesco Gabbani ©Francesco Gabbani
Francesco Gabbani ©Francesco Gabbani

Sarà una serata all’insegna della musica e della consapevolezza quella che vedrà protagonista Francesco Gabbani all’Unipol Arena. L’appuntamento è fissato per questa sera alle 21.00, in uno dei palazzetti più importanti della scena live italiana, pronto ad accogliere un artista che negli ultimi anni ha profondamente trasformato il proprio percorso. A dieci anni dall’inizio della sua carriera solista, avviata con la vittoria tra le Nuove Proposte al Festival di Sanremo con “Amen”, Gabbani si presenta oggi con uno sguardo diverso, più maturo e meno legato alla necessità di affermarsi.

Francesco Gabbani©Francesco Gabbani

Francesco Gabbani ©Francesco Gabbani

Dalla ricerca del successo alla libertà espressiva

«Credo che il mio approccio artistico e personale sia cambiato in questi 10 anni di attività. Non avverto più la più necessità di dimostrare qualcosa. Nel senso che all’inizio del percorso, nel 2016, sentivo una forte voglia di arrivare, ottenere dei risultati. Nella fase di scrittura e nella mia vita personale cercavo di avere una sorta di aggressività. Oggi non mi sento così, ho raggiunto degli obiettivi ed è qualche anno che sono sicuramente più rilassato nell’esprimere chi sono». Parole che raccontano un’evoluzione non solo professionale, ma anche umana. Una trasformazione che si riflette nella scrittura, nelle performance e nel modo di vivere il rapporto con il pubblico.

Gabbani, essere artisti nel 2026

Il contesto musicale è cambiato radicalmente e Gabbani ne è pienamente consapevole. L’artista oggi si trova a operare in un sistema in cui la dimensione digitale gioca un ruolo centrale, imponendo nuove competenze e una presenza costante. «Oggi non si è solo musicisti perché è cambiato lo scenario sociale di comunicazione, complice l’espansione di tutta la dimensione digitale del web e dei social. Diventa ovvio che essere un musicista nel 2026 non comporta solo scrivere canzoni, registrare dischi o fare attività live, ma significa essere anche al passo col tempi per quanto riguarda la comunicazione, quindi dedicarsi a tutti i contenuti social Io penso di avere un rapporto sano, nel senso che utilizzo questi mezzi in modo misurato». Un equilibrio non sempre facile da mantenere, ma che nel suo caso sembra trovare una dimensione sostenibile.

L’esperienza a X Factor

Tra le tappe più recenti del suo percorso c’è anche il ruolo di giudice a X Factor, vissuto con entusiasmo ma anche con una certa apprensione iniziale. «Nel mio caso non posso raccontare come si sopravvive a X Factor ma piuttosto come si vive. La prima esperienza come giudice l’ho vissuta con l’entusiasmo del principiante e allo stesso tempo con tutti i timori che può scatenare. L’ho trascorsa sotto tutti gli aspetti, con le gioie e i dolori. Questi ultimi sono stati nella mia fase di approccio. Ero terrorizzato dall’idea di dovermi mettere in una condizione di giudicare il percorso di qualcuno. Io sono sempre stato giudicato quindi ero intimorito dall’idea del giudizio. Però, devo dire che una volta entrato nel meccanismo l’ho accettato serenamente. Crede che i “no” che ho ricevuto anch’io, guardandoli ora, hanno fatto il mio bene. Sono quelli che ti fanno capire quanto credi a quello che fai, quanta hai voglia di andare avanti e quanto tieni al tuo sogno. È stata una bella esperienza e non mi sento un sopravvissuto a X Factor».

Gabbani e Bologna, tra musica e immagini

Il legame con Bologna si è rafforzato anche grazie al videoclip del suo ultimo singolo, “Dalla mia parte”, girato proprio nel capoluogo emiliano. Una scelta non casuale, ma dettata dalla volontà di raccontare la città attraverso uno sguardo diretto e personale. «L’idea di girare nel capoluogo emiliano nasce dal fatto che abbiamo scelto di fare delle riprese tenendo una telecamera legata con una pettorina al mio corpo, che riprendeva il mio punto di vista, quindi la mia soggettività rispetto alla camminata che stavo facendo. Abbiamo subito pensato a Bologna perché è una città accogliente. Visitandola a piedi ti offre tanti spunti visivi, incontri persone che ti vengono incontro in scenari suggestivi, per esempio i portici di Bologna e le piazze meravigliose della città. Un luogo che si prestava assolutamente a questo tipo di riprese».

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