In occasione della veglia di ieri sera per Giovanni Tamburi, vittima dell’incendio di Crans-Montana, la chiesa in via Sant’Isaia ha superato la sua capienza massima. Infatti, più di 500 persone hanno partecipato alla messa organizzata per ricordare il sedicenne, studente del liceo Righi. La sua scomparsa ha scosso Bologna e non solo: accorsi in chiesa i compagni e i docenti di scuola, i familiari. Anche i semplici cittadini si sono raccolti per la preghiera collettiva, in senso di solidarizzare il dolore. Inoltre, pur di presenziare, molti sono rimasti fuori dalla chiesa. La veglia ha rappresentato il segno visibile di una comunità ferita, ma capace di stringersi attorno alla famiglia con silenzio e rispetto.
Il ricordo di Giovanni Tamburi per i compagni e i docenti di scuola
Molti dei compagni di scuola di Giovanni Tamburi hanno presenziato alla cerimonia. I compagni di classe e d’istituto hanno partecipato numerosi, portando con sé il peso di un’assenza improvvisa e difficile da comprendere. In particolare, drammatiche le parole dell’amico Riccardo, che ha fatto gli auguri a Giovanni senza aver ricevuto la risposta, e dell’altro rappresentante di classe Andrea, rammaricato per non averlo salutato l’ultimo giorno di scuola. Inoltre, Don Vincenzo Passarelli, docente di religione di Giovanni per due anni, ha ricordato il legame costruito col giovane, sottolineando il valore educativo della condivisione del dolore e della preghiera.
Il dolore della famiglia di Giovanni Tamburi
In prima fila, durante la messa per Giovanni Tamburi, sedevano i familiari più stretti. Il loro dolore, composto e silenzioso, ha rappresentato il centro emotivo della veglia. La sorella Valentina, i genitori e i parenti hanno ricevuto l’abbraccio di una comunità che ha cercato di sostenere chi resta, pur nella consapevolezza che nulla potrà colmare una perdita così grande. La famiglia ha partecipato alla preghiera con dignità, condividendo il momento con chi ha voluto bene a Giovanni.
Le parole del cardinale Matteo Zuppi
Il cardinale Matteo Zuppi ha presieduto la veglia per Giovanni Tamburi, offrendo una riflessione molto profonda. Le sue parole hanno richiamato il valore della comunità come luogo in cui il dolore non viene negato, ma accolto e condiviso. Il cardinale ha evidenziato come tragedie come quelle di Giovanni interroghino tutti, invitando a non voltarsi dall’altra parte e a prendersi cura gli uni degli altri. La preghiera ha rappresentato come uno spazio in cui affidare ciò che non si riesce a comprendere, trasformando il cordoglio in vicinanza concreta.
Cardinale Zuppi e la nonna di Giovanni Tamburi, Letizia Sassoli De Bianchi (©Giovanni Tamburi)
Giovanni Tamburi nel ricordo delle nonne
Nel ricordo di Giovanni Tamburi emergono con forza le parole e la presenza delle nonne, Letizia Sassoli De Bianchi e Teresa Nanni, entrambe molto legate al nipote. Un affetto quotidiano, fatto di dialoghi, attenzioni e una vicinanza profonda che ha reso la perdita ancora più dolorosa. In particolare, Nonna Letizia ha sostenuto che «Per me Giovanni era come un figlio», poiché i nipoti sono cresciuti con lei, a causa del divorzio dei genitori. Inoltre, la nonna ha raccontato come Giovanni si interrogasse sul futuro, chiedendosi cosa avrebbe fatto quando le nonne non ci sarebbero state più. «E invece se n’è andato lui via, prima di noi», ha affermato con molta tristezza. Oggi, nel suo sguardo di fede, Giovanni Tamburi incarna un angelo, una presenza che continua a vivere nella memoria e nell’amore della famiglia.
Fonte: Resto del Carlino
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