Ieri mattina il funerale di Giovanni Tamburi si è svolto presso la Cattedrale di San Pietro (Via Indipendenza, 7) di Bologna. Durante la celebrazione, dove hanno assistito numerosi giovani, il silenzio ha costituito la voce più potente. Un silenzio rotto solo dalle lacrime e dagli sguardi abbassati, incapaci di accettare l’idea di non rivedere più il giovane bolognese. A soli sedici anni, Giovanni Tamburi ha perso la vita in quella che doveva essere un’allegra festa di Capodanno.
Le parole dei compagni durante il funerale
Giovanni frequentava il Liceo Righi di Bologna che nella giornata di ieri ha concluso l’orario scolastico alle 10 per permettere ai compagni di partecipare al funerale. Proprio da lì, la comitiva dei ragazzi è partita in direzione della Cattedrale di San Pietro.
Durante la messa, gli amici più cari hanno preso la parola per ricordare Giovanni. Parole semplici, spezzate dall’emozione, ma cariche di un affetto profondo e sincero. In particolare, Beatrice, una delle persone a lui più vicine in classe, ha ricordato Giovanni come una presenza luminosa, capace di portare serenità ovunque andasse col suo splendido sorriso. Rivolgendosi a lui, ha affermato: «Ogni volta che passavi portavi luce in ogni persona che incontravi e niente cambierà il ricordo del tuo sorriso».
La presenza collettiva della giovane generazione al funerale di Giovanni
Il funerale di Giovanni Tamburi non ha rappresentato solo un addio, ma anche un abbraccio collettivo. Infatti, hanno presenziato moltissimi giovani. Non solo gli studenti del Righi, ma anche gli amici conosciuti fuori da scuola, chi lo aveva incontrato attraverso la passione per la musica o per lo sport. Dunque, un’intera generazione unita non solo dall’amore, ma da un dolore che lascia un punto interrogativo senza risposta: perché proprio Giovanni? Una domanda sospesa che pesa sulle spalle dei ragazzi costretti troppo presto a confrontarsi con la morte di un coetaneo.
La sofferenza della famiglia durante il funerale di Giovanni e le parole del sacerdote
Accanto ai compagni nelle prime file, si trovava la famiglia di Giovanni: il padre Giuseppe, la madre Carla e la sorella Valentina. Un dolore composto che non necessitava le parole. Forse, proprio il silenzio dei familiari ha costituito il momento più straziante dell’intera cerimonia.
Il sacerdote, don Stefano Greco, ha parlato di una tragedia che non dovrebbe mai accadere in un luogo di festa. Ha invitato tutti a non dimenticare Giovanni e a trasformare il dolore in attenzione, cura e responsabilità. Cosa che ha sostenuto anche Ludovica, amica della sorella Valentina.
Una lunga fila e un ultimo saluto a Giovanni
Terminata la funzione, i compagni di classe si sono stretti ancora una volta. In fila, uno dopo l’altro, hanno accompagnato il feretro, sostenendosi a vicenda. Una sequenza di pianti, abbracci, mani intrecciate e fotografie di Giovanni sorridente.
Il funerale però non segna la fine del lutto. Per questo motivo, gli amici hanno deciso di ritrovarsi ancora, domenica sera, davanti al liceo Righi, per una fiaccolata. Un gesto semplice, ma necessario. Per ricordare insieme e non lasciare che il vuoto lasciato dal compagno possa venire dimenticato. Perché Giovanni continua a vivere in chi lo ha amato. E perché il suo sorriso, anche dopo il funerale, non smetterà di illuminare il buio.
Fonte: Corriere di Bologna