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Cronache

Infermieri introvabili: la fuga inizia prima della laurea

Tra turni pesanti, responsabilità elevate e retribuzioni giudicate insufficienti, cresce il numero di operatori sanitari che decide di lasciare il servizio pubblico o trasferirsi all’estero.

Ospedale Maggiore di Bologna (© Ospedale Maggiore di Bologna)
Ospedale Maggiore di Bologna (© Ospedale Maggiore di Bologna)

La carenza di infermieri non riguarda più soltanto gli ospedali e i pronto soccorso, ma nasce già nelle aule universitarie. In Emilia-Romagna la professione vive una fase critica che si riflette sia sul sistema sanitario sia sulla formazione accademica, con un numero crescente di studenti che abbandonano il percorso prima di conseguire il titolo. A delineare il quadro è Pietro Giurdanella, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Bologna e consigliere nazionale Fnopi, che parla di una vera e propria emorragia di personale non più rinviabile.

Secondo le stime aggiornate al 2025, nella regione mancherebbero circa quattromila infermieri, un deficit che diventa ancora più preoccupante se rapportato ai nuovi servizi sanitari annunciati sul territorio. Il problema non è soltanto numerico ma strutturale: meno professionisti disponibili significa carichi di lavoro più pesanti per chi resta, turni doppi, riposi ridotti e un rapporto infermiere-paziente sempre più sbilanciato.

Ospedale Maggiore di Bologna (© Ospedale Maggiore di Bologna)

Ospedale Maggiore di Bologna (© Ospedale Maggiore di Bologna)

I reparti più colpiti e la difficoltà nel sostituire chi se ne va

Le aree più esposte alla fuga sono quelle considerate più gravose sul piano operativo ed emotivo. Pronto soccorso, medicine interne e reparti geriatrici risultano i settori dove la carenza si avverte con maggiore intensità. Qui il turnover è elevato e, quando un posto si libera, diventa sempre più difficile trovare qualcuno disposto a occuparlo.

Negli ultimi quattro anni circa 1.500 infermieri hanno lasciato l’Emilia-Romagna per lavorare all’estero. Le destinazioni principali restano Regno Unito e Svizzera, ma si stanno affacciando nuove opportunità professionali anche nei Paesi arabi, attrattivi per stipendi più alti e condizioni di lavoro ritenute migliori. All’estero, spiegano gli addetti ai lavori, la figura infermieristica gode spesso di maggiore riconoscimento professionale e di una qualità della vita percepita come superiore.

Ospedale Maggiore di Bologna (© Ospedale Maggiore di Bologna)

Ospedale Maggiore di Bologna (© Ospedale Maggiore di Bologna)

Infermieri – Il paradosso della formazione: posti disponibili ma pochi candidati

A rendere ancora più complesso lo scenario è il calo di interesse verso i corsi universitari. Nell’anno accademico 2024-2025 in Emilia-Romagna erano disponibili 1.680 posti nei corsi di laurea in Infermieristica, ma le domande di ammissione si sono fermate a 1.229. Non solo: tra gli iscritti, in media un quarto non arriva alla laurea.

Il fenomeno degli abbandoni è particolarmente evidente a Bologna. Qui, considerando il ciclo di studi 2021-2024, ha concluso il percorso appena il 59% degli studenti. Un dato che accentua l’allarme, perché indica che la dispersione formativa si aggiunge alla fuga dei professionisti già qualificati.

Casa, costi e condizioni di studio: perché molti rinunciano

Tra i fattori che incidono sulle rinunce pesa anche il costo della vita. Nelle città universitarie, e in particolare a Bologna, l’emergenza abitativa rende difficile sostenere gli studi. Gli studenti lamentano spese elevate non solo per l’alloggio, ma anche per aspetti pratici legati alla formazione, come parcheggi durante i tirocini o l’assenza di servizi mensa dedicati.

La questione abitativa è oggetto di confronto tra istituzioni regionali e rappresentanze professionali, ma secondo gli ordini di categoria servono misure rapide e concrete. Senza interventi strutturali, il rischio è che il numero di aspiranti infermieri continui a diminuire proprio mentre aumenta il fabbisogno di personale sanitario.

Ospedale Maggiore di Bologna (© Ospedale Maggiore di Bologna)

Ospedale Maggiore di Bologna (© Ospedale Maggiore di Bologna)

Infermieri – Il nodo contrattuale e il confronto con la Regione

Sul piano sindacale è aperta una trattativa con la Regione Emilia-Romagna per ridefinire le condizioni economiche della professione, in particolare per chi lavora nei pronto soccorso. Le organizzazioni Nursind e Nursing Up chiedono un’indennità differenziata che tenga conto delle diverse responsabilità e dei carichi di lavoro, ritenendo necessario un adeguamento salariale per rendere più attrattivo il mestiere.

Dall’amministrazione regionale arriva il riconoscimento del ruolo centrale degli infermieri nel sistema sanitario. L’assessore alla Sanità Massimo Fabi ha sottolineato che la questione contrattuale e retributiva rappresenta una priorità e che la giunta intende intervenire anche sui costi della vita, a partire dal tema degli alloggi. Tuttavia, per i rappresentanti della categoria, il tempo a disposizione è limitato e servono risposte rapide per evitare un peggioramento della situazione.

Professionisti stranieri e sistema in equilibrio precario

Mentre molti infermieri italiani scelgono di lavorare fuori dal Paese, il sistema sanitario nazionale si regge anche sul contributo di personale formato all’estero. In Italia sono circa 45mila gli infermieri nati in altri Paesi che esercitano regolarmente, provenienti soprattutto da Albania, Romania e India. A questi si aggiungono circa 20mila professionisti entrati con procedure in deroga, senza passare dagli ordini professionali, attraverso autocertificazioni presentate alle regioni.

Si tratta di un supporto importante ma che, secondo diversi osservatori, non può sostituire politiche strutturali di valorizzazione della professione. Senza interventi mirati su salari, condizioni di lavoro e formazione, la carenza rischia di diventare cronica.

Fonte: Corriere di Bologna

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