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Cronache

Lavoreremo da grandi, la commedia di Antonio Albanese sui sogni rimasti a metà

Nel film in uscita a febbraio, Antonio Albanese dirige e interpreta una commedia che racconta una notte rocambolesca e quattro uomini rimasti a metà del cammino, tra errori e affetto.

Antonio Albanese (©Antonio Albanese)
Antonio Albanese (©Antonio Albanese)

Dopo anni alternati tra cinema d’autore, televisione e regia, Antonio Albanese torna dietro la macchina da presa con Lavoreremo da grandi, una commedia che segna il suo ritorno a un registro più leggero ma non superficiale. Il film, in uscita al cinema a febbraio, racconta una notte fuori controllo vissuta da quattro uomini di provincia, uniti da amicizie logore, sogni mancati e una quotidianità che non ha mai mantenuto le promesse.

Al centro della storia ci sono Umberto, Beppe e Gigi, tre amici ormai avanti con gli anni, che sembrano rimasti fermi in un tempo sospeso. A loro si aggiunge Toni, il figlio di Umberto, appena uscito di prigione. Un incidente notturno, avvenuto durante il ritorno a casa in auto, diventa l’innesco di una sequenza di eventi imprevedibili che trascina i protagonisti in una spirale di errori, paure e rivelazioni.

Antonio Albanese (©Antonio Albanese)

Antonio Albanese (©Antonio Albanese)

Quattro uomini, una notte e il peggio di sé

Umberto è convinto di essere un raffinato compositore di musica dodecafonica, anche se nessuno sembra apprezzare davvero le sue creazioni. Beppe vive ancora con la madre, incapace di compiere un passo autonomo nella vita. Gigi è un uomo svuotato, ferito da un’eredità che lo ha escluso e lo ha lasciato con una collezione di parrucche bionde come unico lascito. Toni, il più giovane, porta sulle spalle il peso di un passato recente fatto di errori e detenzione. La notte che li unisce è il tempo sospeso in cui ciascuno mostra il proprio lato peggiore, ma anche il più umano. La commedia si muove così sul confine tra il grottesco e il tenero, tra l’ironia e una malinconia trattenuta, raccontando personaggi che sbagliano senza cattiveria, inciampano senza malizia, resistono senza clamore.

Una regia affettuosa per i “perdenti” di oggi

Nel film, Albanese non è soltanto protagonista ma anche regista, affiancato da un cast che include Giuseppe Battiston, Niccolò Ferrero e Nicola Rignanese. I tempi comici sono calibrati, i dialoghi asciutti, la narrazione procede con leggerezza ma senza perdere profondità.

Il regista ha spiegato che il desiderio di tornare dietro la macchina da presa nasce sempre dalla mancanza: quando individua una storia che nessuno gli propone e che sente la necessità di raccontare, decide di farlo in prima persona. È accaduto con Cento domeniche, film dedicato al crack bancario, ed è accaduto ora con una storia che nasce dal bisogno di tornare alla comicità, ma con uno sguardo diverso, più affettuoso.

Antonio Albanese (©Antonio Albanese)

Antonio Albanese (©Antonio Albanese)

La provincia come luogo della verità

La scelta dell’ambientazione non è casuale. Lavoreremo da grandi è ambientato in un paese affacciato sul lago d’Orta, una provincia che diventa spazio narrativo ideale per una storia di uomini rimasti indietro. Secondo Albanese, una città avrebbe disperso i personaggi, mentre la provincia li costringe a restare visibili, riconoscibili, nudi.

Non è solo una scelta estetica, ma biografica. Albanese viene da lì, dalla provincia, e non ha mai smesso di raccontarla. In passato ha girato a Olginate, il paese dove è nato e dove ha lavorato come operaio per sei anni. Anche in questo film torna quella verità concreta, fatta di luoghi reali, di oggetti vissuti, di lavori manuali che non sono mai soltanto sfondo.

Un elogio dei perdenti, contro il mito del successo

Il cuore del film è tutto qui: nei cosiddetti perdenti. Persone che non hanno vinto, che non hanno raggiunto traguardi, che non sono diventate ciò che volevano. Eppure, proprio per questo, sono genuine, sane, oneste. Albanese rivendica il diritto di non essere vincenti, di non dover dimostrare nulla, di non correre continuamente verso un obiettivo che non coincide con la felicità.

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