Il semestre filtro per l’accesso alla facoltà di Medicina, introdotto dal governo come nuova modalità di selezione, doveva rappresentare un passaggio di trasparenza e merito. Invece, a poche settimane dalla conclusione delle prove, si è trasformato in un terreno scivoloso, attraversato da tentativi di truffa informatica e da una campagna di disinformazione che ora è finita al centro di un’inchiesta della Procura di Bologna. Un’indagine complessa, condotta dalla Polizia postale, che nasce dalle denunce presentate dal Cineca, il consorzio interuniversitario responsabile della gestione tecnica e logistica degli esami.
UniBo (©UniBo)
Università di Bologna – Il ruolo del Cineca e il cuore tecnologico delle prove
È stato il supercomputer di Casalecchio di Reno, uno dei più importanti poli di calcolo del Paese, a garantire l’organizzazione degli esami di Chimica, Fisica e Biologia, svolti in due appelli, il 20 novembre e il 10 dicembre. Il sistema, progettato per reggere migliaia di accessi simultanei e assicurare la segretezza dei quesiti, è diventato l’obiettivo di soggetti esterni che hanno provato a violarne la sicurezza non con attacchi diretti, ma con una strategia più subdola.
Il phishing come arma
Il primo filone dell’inchiesta riguarda una serie di tentativi di phishing messi in atto nei giorni precedenti il secondo appello. I truffatori, spacciandosi per funzionari del Ministero dell’Università o per colleghi interni al consorzio, hanno contattato i tecnici del Cineca con richieste apparentemente legittime. L’obiettivo era ottenere in anticipo le domande, in particolare quelle di Fisica, la materia che aveva messo in maggiore difficoltà gli studenti nel primo appello.
Email e messaggi costruiti con cura, indirizzi che imitavano quelli ufficiali, richieste formulate in modo credibile: tutto faceva pensare a un’operazione studiata nei dettagli. Ma i tecnici non hanno ceduto. Al contrario, hanno segnalato immediatamente l’anomalia ai vertici del consorzio e poi alla Polizia postale, avviando un’operazione di monitoraggio che ha permesso di rispondere ai truffatori con link-trappola utili a identificarli. Ora gli investigatori stanno cercando di risalire all’origine degli attacchi.

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La seconda ombra: fake news e ricorsi pilotati
Il secondo filone dell’indagine apre un fronte altrettanto delicato e riguarda la diffusione di notizie false sulla regolarità degli esami. Alla vigilia del secondo appello, il 9 dicembre, sui social network sono comparsi screenshot che mostravano presunte domande d’esame, poi rivelatesi errate. A pubblicarle sarebbero stati alcuni studi legali, che avrebbero utilizzato quel materiale per sostenere l’irregolarità delle prove e spingere gli studenti a presentare ricorso.
Una strategia che, secondo gli inquirenti, potrebbe aver avuto un obiettivo economico ben preciso: creare allarme, alimentare il sospetto e proporre immediatamente soluzioni legali a pagamento, complete di listini per l’assistenza.
Bologna, la risposta delle istituzioni
L’inchiesta della Procura di Bologna punta ora a fare chiarezza su entrambi i fronti: da un lato individuare i responsabili dei tentativi di intrusione informatica, dall’altro verificare se la diffusione di notizie false sia stata parte di un’azione coordinata e consapevole. In gioco non solo la regolarità di un esame, ma la credibilità di un nuovo modello di accesso all’università che dovrà, nei prossimi anni, dimostrare di essere equo e sicuro.
