Una delle caratteristiche peculiari della nostra amata Bologna sono ovviamente i Portici. Tanto belli e peculiari da diventare Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.
E perché a Bologna ci siano tanti portici si spiega con l’arrivo, nel dodicesimo secolo, di centinaia di studenti attirati dalla fama dello “Studium”.
Questo arrivo stabile di tante persone ricche, dalle altissime esigenze abitative e accompagnate da famiglie, servitori, carri e animali, portò alla completa saturazione dello spazio esistente in città.
Infatti, si stava costruendo la cerchia dei Torresotti e l’imprevista “invasione” degli studenti portò al paradosso che quando le mura furono terminate erano già insufficienti per le esigenze di una città che si avviava ad essere una delle più importanti e popolose d’Europa.
Dagli sporti ai Portici, esigenza abitativa di Bologna
Tutta la zona fra la prima cerchia e la seconda non solo era già piena di case, ma erano case che si erano espanse all’esterno, in alto, e sulle strade in cerca di nuovi spazi. Si iniziò prima con degli sporti, poi con sporti più ampi sostenuti da pali ad angolo (i beccadelli) e poi con costruzioni che poggiavano su colonne che erano sul suolo pubblico: erano nati i portici.
Questo fenomeno era accaduto in modo occasionale anche in altre città, ma nessuna ne aveva dovuto usufruire in modo intensivo come Bologna.
Quando con la terza cerchia delle mura non ci fu più il problema dello spazio, la città favorì il mantenimento dei portici e anzi lo promosse. Anche nei nuovi edifici, perché ci si era accorti del vantaggio di avere lunghi e continui percorsi coperti e riparati, utili anche per i lavori degli artigiani e per tenere separati il traffico dei carri e degli animali dal traffico e dal passeggio delle persone.

Beccadelli in via Clavature a Bologna (© Bolognablog.info)
Portico, un terreno privato ad uso pubblico
Si stabilì che il portico era terreno privato di uso pubblico, con tutto quello che questo comporta come manutenzione, gestione e sicurezza. E si regolamentarono le altezze e le larghezze dei portici, in modo che potesse passarci un uomo a cavallo (all’incirca 2,70×1,20m).
Fu così che diventammo la città dei Portici. Per fame di spazio e in ultima analisi tramite un abuso edilizio, il portico diventò un peculiare modo di costruire le case, gestire spazi comuni, far nascere un modo tutto bolognese di utilizzare e vivere questo elemento. Qualcuno l’ha chiamata “civiltà del portico”.

Sporti di Via de Foscherari a Bologna (© Wikipedia)
Curiosità sui Portici di Bologna
Vediamo alcune curiosità sui portici, immaginando alcune domande che ci potrebbe porre un “forestiero” in visita alla città. Un botta e risposta rapido che può interessare anche un bolognese, in fin dei conti.
- Quanti portici ci sono a Bologna?
Nel centro storico ce ne sono per più di 35 chilometri, più quelli fuori porta. - Qual è il portico più lungo?
Quello di San Luca, il più lungo del mondo, Km.3,8: 658 arcate. - Qual è il portico più alto?
Molti dicono quello dell’Arcivescovado, altri quello dei Bastardini di fronte a San Procolo, altri ancora quello di Casa Isolani. Ma nessuno raggiunge l’altezza del portico dell’edificio che ospita la casa Editrice Zanichelli in via Irnerio. - Qual è il porticopiù stretto?
In via Senzanome: 85 centimetri. Ma anche in vicolo Gangaiolo non si scherza… - Qual è il portico più largo?
Quello a fianco della Chiesa dei Servi lungo Strada Maggiore o quello della Morte? Ma, ingannati dalla grossezza dei pilastri, non ci si accorge che il più largo è forse quello del Palazzo del Podestà. - Qual è il portico più basso?
Quello in via Begatto, meno di due metri. E da qui si vede come fatte le regole c’è sempre stato qualcuno che non le rispetta.

Portico della casa editrice Zanichelli a Bologna (© Wikipedia)
Legno, mattoni e non solo
Per vari secoli i portici e le case furono in legno. Il rinnovamento della città sotto i Bentivoglio (soprattutto nella seconda metà del 1400) e il persistente pericolo di incendi (a Bologna ne scoppiavano un giorno sì e l’altro pure..), portò ad eliminare le costruzioni e i portici in legnei.
Una legge draconiana lo stabilì nel 1568. Le vecchie colonne in legno furono man mano sostituite o ricoperte da una cortina di mattoni ed intonaco, ma anche qui, nonostante la minaccia di una multa stratosferica, vari portici in legno restarono ed alcuni arrivarono fino a noi. Ne riparleremo.
C’erano e ci sono, poi, tanti portici parzialmente in legno, spesso con il coperto in legno e le colonne in muratura, come quello prima del Baraccano in via Santo Stefano e vari sporti in legno soprattutto nella zona Clavature/Foscherari (molti rifatti in anni recenti).

Il portico di Via Farini a Bologna (© Wikipedia)
Ma qual è il Portico più bello di Bologna?
Per concludere la serie di domande che il “forestiero” di prima ci potrebbe chiedere, ecco quella più complessa: “Qual è il portico più bello?”. Qui, sinceramente, non c’è statistica, misura o storia che tenga, ma solo il gusto personale. E cosa ci ricorda quel particolare portico.
È più bello il portico elegante e severo della chiesa di San Giacomo, vero inno alla architettura del ‘400, o quello classico e sontuoso, del Pavaglione o ancora quello borghese e floreale, di via Irnerio che percorrevo tornando dal liceo, mano nella mano con la fidanzatina che poi sarebbe diventata la donna della mia vita?
Perché per noi bolognesi questo sono i Portici: una parte della nostra vita.
