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Ddl Bongiorno, anche a Bologna il corteo delle donne che dicono no

In tutta Italia le donne si sono riunite per manifestare contro il ddl Bongiorno: ieri anche Bologna è stata toccata dai cortei

Manifestazione contro il ddl Bongiorno
Le donne contrarie al ddl Bongiorno (crediti immagine: UIL Emilia-Romagna)

Il 15 febbraio le donne sono scese in piazza in tutte le città d’Italia: da nord a sud, cortei di femministe hanno marciato per le strade ancora una volta. Questa volta l’obiettivo era opporsi al ddl Bongiorno, il nuovo disegno di legge scritto dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno che ridisegna l’articolo 609 bis del Codice Penale (in altre parole, la legge sulla violenza sessuale).

Dal concetto di consenso a quello di dissenso: le parole chiave del ddl Bongiorno

Nelle scorse settimane la Commissione Giustizia del Senato presieduta da Giulia Bongiorno ha riveduto la legge sullo stupro, inserendo nuove parole come “volontà” e “dissenso” ma eliminando di fatto un concetto chiave in questo tipo di reati: quello del consenso. Il testo precedente, approvato a novembre all’unanimità, metteva d’accordo tutti, effetti, recitava: «Commette stupro chiunque compie o fa compiere atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima» e a novembre era stato approvato all’unanimità dalla Camera dei Deputati (mettendo anche d’accordo, incredibilmente, la premier Meloni e la segretaria del PD Elly Schlein).

Il nuovo testo della Bongiorno, criticato aspramente dalle forze d’opposizione, introduce invece il concetto di “volontà contraria”, affermando che commette stupro chiunque «contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti. La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».

«Senza consenso è stupro»: lo slogan dei manifestanti che si oppongono al nuovo testo di legge dell’Art. 609 bis

Un cambiamento di parole giuridicamente significative che non è passato inosservato. Le donne sono scese a manifestare in tutte le piazze d’Italia al grido di «Senza consenso è stupro», slogan presente anche sui numerosi striscioni. «Ci mobilitiamo contro il ddl Bongiorno che stravolge la legge sulla violenza sessuale elimianndo la parola consenso e tutti i riferimenti alla convenzione di Istanbul che l’Italia aveva recepito. Sembrava ci fosse un accordo bipartisan, poi saltato» spiegano le manifestanti.

A Bologna il corteo è partito alle 15 da piazza VIII agosto, passando poi per via Indipendenza. Presenti anche il sindaco Matteo Lepore, la vicesindaca Emily Clancy, l’assessora regionale alle Pari opportunità Gessica Allegni e varie associazioni femministe, tra cui Non Una Di Meno e Casa delle donne. «Siamo fortemente contrarie al ddl Bongiorno. Invertire il concetto da consenso a dissenso significherebbe di nuovo per le donne che subiscono violenza porre ancora di più la questione rispetto al loro comportamento, alla necessità di verificare se hanno manifestato chiaramente il dissenso. Noi sosteniamo che solo un sì è un sì, che il consenso deve essere esplicito» aggiunge la presidente di Casa delle donne Susanna Zaccaria.

Dall’inizio dell’anno, intanto, sono già state uccise otto donne. La più giovane, Zoe Trinchero, aveva soltanto 17 anni.

(Fonte: Repubblica, Emanuela Giampaoli, Corriere della Sera)

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