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Capirsi in dialetto: la lezione di storia e cultura del “profesåur” Roberto Serra

L’intervista per Radiabo di Marco Tarozzi a Roberto Serra, studioso ed esperto di dialetto bolognese con l’anima… da influencer. È uno dei responsabili della storia in dialetto uscita su Topolino

Roberto Serra, il professore di dialetto Bolognese
Roberto Serra, Professore di dialetto Bolognese... e influencer

Roberto Serra, o “Bertèin d’la Sèra” come ama definirsi, è il più famoso esperto di dialetto bolognese. Anche perché ha scelto di esternare la propria cultura in modo tutt’altro che formale, anzi decisamente “pop”: le sue incursioni sui social, con brevi e divertenti video divulgativi, hanno accumulato venti milioni di visualizzazioni e un numero strabiliante di followers, raggiungendo soprattutto le nuove generazioni. Si è raccontato a “Tutta mia è la Città”, la trasmissione di Radiabo condotta da Marco Tarozzi, fatta di incontri con i personaggi che caratterizzano la città.

Convertire anche Paperino

È toccato al “profesåur”, insieme a Daniele Vitali, tradurre in bolognese una storia del settimanale “Topolino”, trasformando Paperino in “Pèvel Nadrèn” e Paperopoli in “Nadråggna”.

«Abbiamo cercato di non tradurre la storia alla lettera, ma ad immergerla nella realtà locale. Ci piace l’idea che abbia conquistato soprattutto le nuove generazioni. I ragazzi si fanno coinvolgere: magari non usano intere frasi, ma singoli termini che comunque caratterizzano un’identità e li lega alla città» ha commentato Serra.

Due vignette da "Topolino" (n°3660) in dialetto bolognese

Due vignette da “Topolino” (n°3660) in dialetto bolognese

Una lingua, tante varianti

Roberto Serra è nato in una frazione di San Giovanni in Persiceto, e ancora ci vive. Sa bene che il dialetto “di città” è diverso da quello della Bassa, o da quello dell’Appennino. E che il bolognese non è derivato direttamente dall’italiano: «Ormai tutti i linguisti concordano sul fatto che tutte le parlate tra Appennino e Alpi non fanno parte del sistema linguistico nazionale, ma hanno regole, suoni, parole autonomi. C’è questo gruppo gallo-italico che comprende le parlate di Emilia, Romagna, Lombardia, Piemonte, che si assomigliano e hanno caratteristiche comuni. Le radici sono antichissime. I contatti ci sono sempre stati col mondo al di la delle Alpi, dalla Provenza all’Occitania».

A scuola dal “profesåur”

Dal 2002, Serra tiene veri e propri corsi di dialetto. Ci sono passate migliaia di persone, con una media di un centinaio di allievi all’anno. E ci sono anche molti stranieri: «Come John, scozzese, e Karma, bhutanese, che ormai lo parlano perfettamente. Certo, come in tutte le lingue ci vuole volontà, ma insomma, se si impara il cinese si può imparare anche al bulgnàis…».

Roberto Serra a tavola con Francesco Guccini

Roberto Serra a tavola con Francesco Guccini

Profumo di Bologna

Non ha dubbi sul futuro, il “prof” Serra. Certo, non si può pretendere che tutti si rimettano a usare lo “slang” bolognese come prima lingua nelle conversazioni di tutti i giorni. Ma tenerlo vivo, e in un’accezione moderna (come hanno fatto anche gli amici di 1000 Cuori Rossoblù), si può. «Il dialetto è pop e deve rimanere tale. Bisogna rivitalizzarlo da un punto di vista sociale e culturale, perché i sintomi della ripartenza ci sono. Far capire che il dialetto è bello, locale, affascinante, profumato: profuma di tortellini, di ragù, di torri, di Bologna».

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