Tra i vari che possiamo citare, due esempi di artisti bolognesi diventati famosi lontani da Bologna sono Francesco Primaticcio e Giuseppe Antonio Landi. Due artisti di secoli e attività diversi che nella loro città hanno iniziato il loro percorso artistico, ma che poi hanno ottenuto grande successo altrove e che a Bologna in pochi conoscono.
A loro sono dedicate due vie ma penso che pochi, anche di quelli che vi abitano, sappiano chi fossero e cosa hanno fatto.
Bolognesi famosi fuori Bologna: Francesco Primaticcio
Francesco Primaticcio, detto il Bologna (Bologna, 30 aprile 1504 – Parigi, 1570), è stato un pittore, architetto e decoratore italiano. Si forma a Bologna, lavora con Giulio Romano a Mantova e a ventotto anni va in Francia chiamato, con Rosso Fiorentino ed altri pittori italiani, da Re Francesco I che vuole trasformare la sua residenza di Fontainebleu in “una nuova Roma”.
Dopo qualche anno, Primaticcio è a capo dell’operazione e fa la spola con Roma per procurarsi materiali ed idee. L’artista porta in Francia il Rinascimento italiano nella sua versione matura: il manierismo. Nasce con lui la “Scuola di Fontainebleu”, tappa fondamentale nello sviluppo della pittura francese nei tempi successivi.
A Bologna lo ricorda una strada nella Bolognina e, da non molti anni, una lapide in Via Castagnoli 1 ricorda che qui comprò negli ultimi anni della sua vita una casa. Probabilmente pensava di trascorrervi la vecchiaia, ma morì in Francia.

Lapide con dedica a Francesco Primaticcio
Bolognesi famosi fuori Bologna: Giuseppe Antonio Landi
Giuseppe Antonio Landi (Bologna, 1713 – Belém, 22 giugno 1791) era figlio di un medico e si formò come architetto alla scuola di Francesco Galli Bibbiena, della dinastia che riempì per tre generazioni tutta Europa dei più bei teatri e delle migliori scenografie; fra l’altro autore del nostro splendido Teatro Comunale.
Dopo aver ottenuto un certo successo in patria come incisore (fu anche docente all’Accademia Clementina), nel 1750 si trasferì a Lisbona e dopo tre anni accettò di far parte di un commissione che doveva definire, in Sud America, il confine fra le terre portoghesi e quelle spagnole.
Terminato il lavoro sui confini gli chiesero di restare in Brasile (e per meglio convincerlo gli procurarono una ricca moglie).

Nostra Signora delle Grazie, Cattedrale di Belèm (© Wikipedia)
Qui realizzò come architetto reale molte opere soprattutto religiose (molte purtroppo perdute). Testimonianze delle sue fatiche sono però ancora presenti numerose nella città di Belèm, vicino all’equatore, su un ramo del Rio delle Amazzoni, oggi capitale della regione e città in cui morì.
Le opere di Landi sono le opere di un architetto di formazione scenografica che si colloca al passaggio fra il tardo barocco e il classicismo. Come anticipato, non tornò più in Italia.
A Bologna dal 2003 c’è a Borgo Panigale una strada a lui intitolata. Prima, a ricordarlo, c’era solo una lapidetta sotto il portico di via Broccaindosso al n.51.

Lapide dedicata a Giuseppe Antonio Landi
