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Referendum, il sondaggio Cgil: povertà e lavoro povero allontanano dal voto

Referendum 8-9 giugno 2025 (©università.it)

L’astensione cresce dove il lavoro impoverisce e i diritti sembrano lontani. È questo il filo rosso che lega povertà occupazionale e disaffezione al voto, come emerge dall’analisi sul referendum di giugno dedicato a lavoro e cittadinanza in Emilia-Romagna. A sostenerlo è Massimo Bussandri, segretario della Cgil regionale, secondo cui esiste una relazione diretta tra condizioni di fragilità economica e rinuncia alla partecipazione democratica.

Il sondaggio commissionato dalla Cgil alla società Swg

«Chi si percepisce come povero e sente di non avere garantiti diritti fondamentali, dalla salute alla cura, finisce per considerare la democrazia superflua, perché incapace di dare risposte concrete ai suoi problemi», spiega Bussandri. Una lettura che trova riscontro nei dati di un sondaggio commissionato dalla Cgil alla società Swg, focalizzato proprio sull’astensionismo.

I numeri parlano chiaro: nel 63% di elettori che non si sono recati alle urne in Emilia-Romagna pesano soprattutto alcune categorie del mondo del lavoro, come operai, commercianti e artigiani. E tra chi ha votato meno, sottolinea Bussandri, emergono in particolare gli operai meno qualificati, quelli con mansioni generiche e redditi più bassi. Una frattura sociale che si riflette nelle urne o, sempre più spesso, nell’assenza dalle urne.

Livello di fiducia nella Cgil superiore alla media nazionale

La ricerca commissionata dalla Cgil parte da un dato che, per il sindacato, rappresenta un segnale incoraggiante. Come sottolinea il segretario regionale, dal sondaggio emerge infatti un livello di fiducia nella Cgil nettamente superiore alla media nazionale: il 49% dei 3.926 residenti in Emilia-Romagna intervistati dichiara di fidarsi dell’organizzazione, a fronte di una fiducia complessiva nei sindacati che, su scala nazionale, si ferma al 27%.

Scuola e università trainano il voto: partecipazione oltre il 50%

Un consenso che trova riscontro soprattutto tra le persone in età lavorativa, le stesse che hanno mostrato una maggiore propensione alla partecipazione elettorale. Non a caso, sono proprio loro ad aver votato di più, con punte particolarmente elevate in alcuni comparti: nel mondo della scuola e dell’università, la partecipazione alle urne ha superato addirittura la soglia del 50%. Ciò significa solo una cosa: «i temi posti con il referendum hanno parlato in modo efficace» come sottolinea lo stesso segretario della Cgil Emilia-Romagna.

Una dinamica che, secondo la Cgil, smentisce apertamente «il mito alimentato dal governo, secondo cui il sindacato non sarebbe più in grado di parlare al mondo del lavoro». Un messaggio ribadito anche dal segretario della Cgil di Bologna, Michele Bulgarelli, che sotto le Due Torri legge un dato chiaro, ovvero che chi partecipa alle assemblee sindacali in fabbrica, agli scioperi e alle manifestazioni di piazza è anche chi, poi, va a votare di più.

Il tema della comunicazione

Al centro dell’analisi di Massimo Bussandri c’è infine il tema della comunicazione, indicato come uno degli elementi positivi emersi dal sondaggio. «Attraverso i nostri canali – spiega – siamo riusciti a raggiungere il 60% degli iscritti che non hanno votato. Questo significa che, con ogni probabilità, la percentuale di partecipazione tra gli iscritti che si sono recati alle urne è ancora più alta».

Le ragioni dell’astensione

I dati dell’indagine aiutano anche a fotografare le ragioni dell’astensione: il 37% dichiara di essere contrario allo strumento del referendum, il 30% ammette di non essere stato sufficientemente informato, mentre il 26% parla di una scelta dettata da obbedienza politica. Resta poi una quota di astenuti legata a difficoltà concrete: in Emilia-Romagna il 16% non ha votato per impossibilità materiale di recarsi alle urne, percentuale che a Bologna sale fino al 21%.

(Fonte: Corriere di Bologna)

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