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Sabotaggio alla rete ferroviaria dell’Alta velocità: trovato un ordigno a Castel Maggiore

Bologna, sabotaggio all'Alta velocità (©Corriere di Bologna)

Un ordigno artigianale nascosto in un pozzetto accanto ai binari è stato trovato a Castel Maggiore, a pochi metri da una centralina già fatta saltare per colpire i cavi dell’alta velocità nel nodo ferroviario di Bologna, snodo cruciale per il traffico nazionale. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era chiaro: paralizzare la circolazione ferroviaria in entrambe le direzioni. Che una delle esplosioni non sia avvenuta è considerato un colpo di fortuna, non solo per i danni limitati, ma anche perché ha permesso agli specialisti di mettere le mani su un ordigno rimasto intatto.

È proprio su quel dispositivo che ora stanno lavorando gli esperti della polizia scientifica. Una piccola sveglia attiva una batteria, la batteria accende una lampadina, il vetro surriscaldato innesca dei fiammiferi e il fuoco raggiunge due bottigliette di benzina. Il risultato è l’esplosione, con le conseguenze che ne derivano: cavi tranciati, binari inutilizzabili, traffico ferroviario bloccato per ore. «Artigianale», spiegano fonti investigative, perché tutto il materiale necessario può essere acquistato in un comune supermercato.

Un’azione pianificata

Gli investigatori sono convinti di trovarsi di fronte a un’azione pianificata riconducibile a uno dei gruppi anarchici attivi tra Bologna e le città limitrofe. A rafforzare la pista insurrezionalista sono soprattutto le modalità dell’attacco e la sua tempistica. A differenza di episodi analoghi del passato, però, manca qualsiasi forma di rivendicazione: nessun messaggio sui siti d’area, nessuna scritta sul luogo dell’attentato, nessun volantino. Un silenzio che, precisano gli inquirenti, non esclude che segnali o prese di posizione possano emergere nei prossimi giorni.

Per ora la procura mantiene un profilo prudente. L’ipotesi di terrorismo non è esclusa, ma al momento i reati contestati restano il danneggiamento aggravato, l’uso di esplosivo e l’interruzione di pubblico servizio.

La Digos stringe il cerchio: immagini al vaglio e ipotesi di un filo comune

Intanto la Digos, guidata da Andrea Canaparo, sta passando al setaccio le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona. Un lavoro reso complesso dall’orario in cui i dispositivi sarebbero stati collocati: intorno alle sei del mattino, quando era ancora buio. Un dettaglio in più in un’indagine che ora punta proprio sull’ordigno rimasto inesploso per risalire a chi lo ha confezionato.

Proseguono intanto le verifiche su un possibile collegamento con l’altro episodio di danneggiamento alla rete ferroviaria, avvenuto sabato mattina a Pesaro, lungo la linea Ancona-Rimini. Un’ipotesi che gli inquirenti stanno valutando con cautela, mentre le indagini avanzano su più fronti.

Indagini tra Bologna e le Marche

A Bologna la procura si è mossa in anticipo, assegnando la comunicazione di reato al gruppo specializzato Terrorismo, coordinato dalla procuratrice aggiunta Morena Plazzi. Il procedimento vedrà come primo coassegnatario il procuratore capo Paolo Guido, segno dell’attenzione riservata a un quadro investigativo ritenuto potenzialmente delicato.

Anche nelle Marche la pista seguita è sostanzialmente la stessa, sebbene le attività investigative risultino più complesse a causa dell’incendio che ha distrutto parte delle prove. Gli accertamenti si concentrano su ciò che è rimasto e richiederanno tempo, così come sarà necessario attendere per stabilire con certezza eventuali punti di contatto con il sabotaggio avvenuto nel nodo bolognese.

La competenza passerà alla procura di Ancona, ma al momento i primi atti d’indagine restano sul tavolo del procuratore di Pesaro, Marco Mescolini. In ogni caso, sia nelle Marche sia in Emilia-Romagna, il fascicolo verrà aperto contro ignoti e, già da questa mattina, ipotizzando gli stessi reati.

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