Anche Bologna ha i suoi “Giulietta e Romeo” che, tra storia reale e leggenda metropolitana, portano il nome di Virginia Galluzzi e Alberto de’ Carbonesi. Il loro amore prende piede in quella città che nel XII secolo era un’esplosione di verticalità, con un centinaio di torri che si inseguivano verso il cielo come simbolo di potere e come fortini inespugnabili delle famiglie nobili bolognesi. Tra loro, c’erano anche quelle dei Galluzzi. Una di queste, è arrivata fino a noi con il nome, appunto, di Torre Galluzzi.

Torre Galluzzi a Bologna (© Wikipedia)
La Torre Galluzzi: simbolo di potere e un rifugio inaccessibile
Oggi, la Torre Galluzzi, alta circa 32 metri (sebbene in origine fosse molto più alta), resta a testimoniare il passato della famiglia, se non esattamente quello della coppia. Osservandola, si può notare una particolarità: quella che oggi sembra una finestra a una certa altezza era in realtà l’antico ingresso originale.
Per difendersi dai nemici, i Galluzzi entravano nella torre attraverso ballatoi di legno che collegavano le loro abitazioni direttamente a questa porta sopraelevata. In caso di attacco, le travi venivano ritirate, rendendo la torre un rifugio assolutamente inaccessibile. Ancora oggi sono visibili le buche pontaie, i fori nel muro che servivano a sostenere quelle impalcature medievali. Altra particolarità, questa è la sola torre rimasta a Bologna con una finestra ogivale… che in realtà è poi la porta.

Disegno della finestra ogivale di Torre Galluzzi (© Origine di Bologna)
Virginia Galluzzi e Alberto de’ Carbonesi: un amore proibito
Ma torniamo alla storia d’amore. La nostra protagonista si chiama Virginia Galluzzi, una giovane nobile che viveva nell’area che oggi chiamiamo Corte Galluzzi. Bologna, all’epoca, era lacerata da rivalità che sfociavano spesso e volentieri in violenza. Fazioni come i Guelfi e i Ghibellini, che in città prendevano spesso i nomi delle famiglie Geremei e Lambertazzi.
Virginia commise l’errore fatale di innamorarsi di Alberto de’ Carbonesi, rampollo di una famiglia nemica. E ovviamente era ricambiata da Alberto. Così, nonostante l’odio che divideva i loro casati, i due giovani decisero di sfidare il destino arrivando addirittura a sposarsi in segreto, sperando che il loro legame potesse superare le barriere della politica cittadina.

Disegno di Torre Galluzzi (© Origine di Bologna)
La vendetta e la tragedia della Torre
Purtroppo per loro non fu così. O almeno questa è la leggenda. Quando il padre di Virginia scoprì l’unione segreta, la sua reazione fu spietata. Senza pensare a mezze misure fece aggredire e trucidare Alberto. Travolta dal dolore e dalla disperazione per la perdita dell’amato marito, Virginia volle seguirlo anche nella morte.
La leggenda narra che la giovane si impiccò proprio alla finestra delle sue stanze, mettendo fine alla sua vita e trasformando Corte Galluzzi nel palcoscenico di un “Romeo e Giulietta” in salsa bolognese.
