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BYRDS – SWEETHEART OF THE RODEO

“Sweetheart Of The Rodeo” è il disco che segnerà l’inizio del declino per i Byrds ma aprirà la strada al genere più fortunato di sempre.

Byrds - Sweetheart Of The Rodeo ©Creative Commons
Byrds - Sweetheart Of The Rodeo ©Creative Commons

Uscito il: 30 Agosto 1968
Etichetta: Columbia
Numero di catalogo: CS9670
Durata: 31′ 38”

TRACCE
Lato A
You Ain’t Going Nowhere – 2:34 (Bob Dylan)
I Am a Pilgrim – 3:38 (Tradizionale, arrangiamento: Gram Parsons, Chris Hillman)
The Christian Life – 2:27 (Charlie Louvin, Ira Louvin)
You Don’t Miss Your Water – 3:45 (William Bell)
You’re Still on My Mind – 2:22 (Luke McDaniel)
Pretty Boy Floyd – 2:37 (Woody Guthrie)
Lato B
Hickory Wind – 3:30 (Bob Buchanan, Gram Parsons)
One Hundred Years from Now – 2:40 (Gram Parsons)
Blue Canadian Rockies – 2:00 (Cindy Walker)
Life in Prison – 2:45 (Jelly Sanders, Merle Haggard)
Nothing Was Delivered – 3:20 (Bob Dylan)

Nashville, Tennessee, Aprile 1968.
I Byrds, orfani di David Crosby e Michael Clarke, hanno rimpiazzato questi ultimi con Kevin Kelly, cugino di Chris Hillman, alla batteria, mentre per sostituire Crosby il manager Larry Spector ha puntato su Gram Parsons, un ventunenne semisconosciuto, che però aderisce con entusiasmo al progetto.
Roger McGuinn, leader della band, ha le idee chiare sul da farsi: un concept-album che rivisiti tutta la musica popolare americana del ventesimo secolo partendo dal bluegrass e passando per jazz, rhythm’n’blues, western e culminando nella nascente musica elettronica.
Il nuovo arrivato Parsons invece è più orientato su un album tipicamente country e lavora su Hillman per convincerlo.
Alla fine si convince anche McGuinn, considerando che il produttore Gary Usher non vede di buon occhio la sua idea, e la band vola a Nashville, capitale del country, per registrare.
Nel disco finisce un po’ di tutto, tre brani originali Parsons, due – immancabili – brani di Bob Dylan inediti (usciranno solo successivamente, nel The Basement Tapes), uno di Woody Guthrie e alcuni standard country.
L’entourage è di tutto rispetto: Lloyd Green e JayDee Maness alla pedal steel, Clarence White alla chitarra elettrica, John Hartford al banjo, violino, e chitarra acustica, Earl P. Ball al piano, inoltre fanno una comparsata Roy “Junior” Huskey ak contrabbasso su I Am A Pilgrim e Pretty Boy Floyd e Barry Goldberg al piano su One Hundred Years from Now.
Conclusa la prima sessione di registrazioni, la band decide di esibirsi dal vivo al Ryman Auditorium, una sorta di tempio per i cultori del genere, durante il Grand Ole Opry, una trasmissione radiofonica condotta dalla futura country-star Tompall Glaser.
Le cose però non vanno come sperato: il pubblico del posto, conservatore e bigotto, li saluta schernendoli a causa dei loro capelli lunghi, una profanazione intollerabile per l’epoca.
I Byrds aprono con una versione di Sing Me Back Home di Merle Haggard, che viene accolta da fischi ed insulti e il tentativo di salvare il salvabile naufraga miseramente quando Parsons, anziché cantare il brano annunciato dal presentatore, si lancia in una Hickory Wind dedicata a sua nonna.
C’è anche di peggio: la loro apparizione ed intervista al Ralph Emery Show, sull’emittente WSM.
Il DJ, che all’inizio si rifiuta di far passare il singolo You Ain’t Going Nowhere, continua a farli oggetto di battute più o meno pesanti e quando alla fine viene convinto a mandare in onda la loro musica, la interrompe dopo poco più di un minuto definendo, alla loro presenza, il disco “mediocre e sciapo”.
La band, furiosa, replicherà nel vinile successivo con Drug Store Truck Driving Man, scritta a quattro mani da McGuinn e Parsons, i cui versi sono una feroce presa in giro non solo di Emery stesso ma di un certo atteggiamento retrogrado della gente del sud.
Altre sessioni verrano tenute agli studi della Columbia di Hollywood ma la post-produzione andrà incontro a problemi.
Lee Hazelwood contesta a Parsons di essere ancora sotto contratto con la sua etichetta, la LHI Records e si finisce in tribunale. McGuinn ne approfitta e reincide la traccia vocale di tre brani cantati da Parsons – The Christian Life, You Don’t Miss Your Water e One Hundred Years from Now – mandando su tutte le furie il giovane nuovo acquisto
A quanto affermerà in seguito il produttore Gary Usher non sarebbe stato solo un potenziale guaio legale a motivare questa decisione, quanto il volere togliere spazio a Parsons che era diventato un po’ troppo ingombrante:

McGuinn era un po’ nervoso perché Parsons stava esagerando un po’ con tutta questa storia… Non voleva che l’album diventasse un album di Gram Parsons. Volevamo mantenere la voce di Gram, ma volevamo anche che il riconoscimento arrivasse da Hillman e McGuinn, ovviamente. Non si prende un gruppo di successo e si inserisce un nuovo cantante senza motivo… Ci sono stati problemi legali, ma sono stati risolti e l’album aveva esattamente la quantità di Gram Parsons che McGuinn, Hillman e io volevamo“.

Il disco arriva nei negozi il 30 Agosto 1968 (in UK il 27 Settembre), resterà dieci settimane in classifica, non andando mai oltre il 77° posto.
La critica è divisa, Barry Gilford scriverà su Rolling Stone “I nuovi Byrds non suonano come Buck Owens & his Buckaroos. Non sono così bravi. Il materiale che hanno scelto di registrare, o meglio, il modo in cui lo eseguono, è semplice, rilassato e folk. Non è pretenzioso, è grazioso. La bravura dei musicisti è eccellente“.
Per il critico John Landau “i Byrds, nel fare country, dimostrano quanto potente e rilevante sia la musica country semplice per la musica di oggi. Lasciano abbastanza rock nella batteria per farti capire che sanno ancora suonare rock & roll“.
Più duro Robert Shelton sul New York Times: “l’ultimo album dei Byrds aderisce alla maggior parte delle ‘regole del gioco’ del sound country, eppure, purtroppo, per questo vecchio fan dei Byrds, l’album è una noia mortale”.
Sweetheart Of The Rodeo, ha suscitato reazioni e sentimenti contrastanti ma è il primo disco per cui viene usata la definizione “country-rock” a cui si legheranno in seguito artisti come America, Eagles, Creedence Clearwater Revival e molti, molti altri.
In quel tumultuoso 1968 c’è stata una rivoluzione anche in musica: è nato un genere nuovo.

E tu cosa ne pensi?

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