Uscito il/nel: 31 Marzo 1978
Etichetta: Charisma Records
Numero di catalogo: 9124 023
Durata: 53’27”
TRACCE
Lato A
Down and Out – 5:25 (Phil Collins, Tony Banks, Mike Rutherford)
Undertow – 4:46 (Tony Banks)
Ballad of Big – 4:49 (Phil Collins, Tony Banks, Mike Rutherford)
Snowbound – 4:29 (Mike Rutherford)
Burning Rope – 7:09 (Tony Banks)
Lato B
Deep in the Motherlode – 5:13 (Mike Rutherford)
Many Too Many – 3:30 (Tony Banks)
Scenes from a Night’s Dream – 3:29 (Phil Collins, Tony Banks)
Say It’s All Right Joe – 4:19 (Mike Rutherford)
The Lady Lies – 6:05 (Tony Banks)
Follow You Follow Me – 3:59 (Mike Rutherford, Phil Collins, Tony Banks)
Dopo la defezione di Peter Gabriel, nel 1975, i Genesis hanno dovuto riorganizzarsi.
Phil Collins ha assunto la leadership ed è diventato voce solista, affidando la batteria a diversi turnisti.
La band ha inciso ancora due album, A Trick Of The Tail e Wind And Wuthering, entrambi nel 1976, ma l’anno precedente Steve Hackett ha pubblicato Voyage Of Acolyte il suo primo lavoro solista, per il quale s’è avvalso della collaborazione di Phil Collins e Mike Rutherford.
Durante la lavorazione di Wind And Wuthering però il chitarrista comincia a dare segni di insofferenza.
La forte personalità di Collins si scontra con le idee di Hackett che si vede rifutare due brani, Please Don’t Touch e Inside Out: una settimana prima della pubblicazione di Seconds Out – secondo album live della band – l’8 Settembre 1977, Steve Hackett annuncia alla stampa che lascerà i Genesis.
Il titolo di questo lavoro è mutuato dalla filastrocca Dieci Piccoli Indiani – che aveva a suo tempo ispirato anche Agatha Christie per l’omonimo romanzo – nella quale i protagonisti diminuiscono ad ogni strofa ed il verso è appunto un riferimento al fatto che i Genesis siano rimasti in tre.
Non sembra il clima ideale per un nuovo disco, ma il gruppo si compatta e trova gli stimoli giusti.
Le chitarre in studio vengono affidate al bassista Mike Rutherford, al quale viene lasciata ampia libertà compositiva, mentre alla batteria viene reclutato il già noto Chester Thompson, anche in previsione del tour promozionale.
L’album segna una svolta netta nel sound della band che passa dalle complesse armonie del prog a forme compositive più brevi ed immediate che si consolideranno definitivamente nei successivi Duke ed Abacab.
LA REGISTRAZIONE
Le prove iniziano alla fine di Luglio del 1977, agli Shepperton Studios e dureranno circa sei settimane, poi in Settembre i tre membri rimasti, insieme al fonico e co-produttore David Henschel, si trasferiscono ai Relight Studios di Hilvarenbeek, nel sud dei Paesi Bassi, per iniziare le registrazioni.
Viene presa in considerazione l’idea di utilizzare un turnista ma Rutherford si sente sicuro di poter incidere buone tracce anche sulle parti soliste e, con i ruoli ben definiti, appare chiaro a tutti che questo tipo di formazione è più immediata e il lavoro si svolge con serenità, in quanto è più facile mettersi d’accordo sugli arrangiamenti.
In effetti due settimane saranno sufficienti per completare l’intero album, poi le bobine vengono portate ai Trident Studios di Londra epr il mixaggio.
…And Then There Were Three… si apre con Down And Out, che critica apertamente le case discografiche americane, accusate di abbandonare immediatamente gli artisti appena il loro appeal sul mercato sfuma (e pensare che parliamo di quasi 48 anni fa, n.d.r.).
Si prosegue con Undertow, scritta da Banks, per la cui incisione viene utilizzato un piano Yamaha Grand Electric. Al brano viene tagliata l’introduzione, della durata di oltre due minuti: verrà utilizzata come colonna sonora del film The Shout e comparirà anche nel primo lavoro solista di Banks, A Curious Feeling, con il titolo di From The Undertow.
Nella parte iniziale di Ballad Of Big si sentono curiosi rumori dal sapore vagamente orientale: è Rutherford che strofina pezzi di metallo sulle corde della sua chitarra, mentre nel finale è apprezzabile il “duello” tra Banks e il guitar synth Roland di Rutherford.
Snowbound racconta la curiosa storia di un uomo che indossa un costume da pupazzo di neve per nascondersi agli altri ma all’interno del quale impazzisce rimanendovi intrappolato. La canzone in origine avrebbe dovuto avere un ritmo più veloce ma la band si accorge che rallentandola è molto più efficace.
Burning Rope viene tagliata da Banks per evitare paragoni con One For The Vine, uscita sul precedente Wind And Wuthering e della durata di dieci minuti. L’assolo di chitarra è particolamente interessante e rappresenta una sfida per Rutherford che affermerà di essere soddisfatto del risultato e per la prima volta si sentirà all’altezza di Hackett.
Il lato B inizia con Deep In The Motherlode sulla quale Rutherford deve usare per la prima volta un bottle-neck ma, da inesperto, racconterà di averlo infilato nella mano sbagliata all’inizio.
La successiva Many Too Many si rivela una delle carte vincenti e diventerà singolo. Banks ricorderà di avere suonato le parti orchestrali su un Polymoog perché quelle incise precedentemente con un Mellotron non lo convincevano a sufficienza.
Scenes From A Night’s Dream è ispirata ad un sogno di infanzia di Collins, ispirato a suo volta dal personaggio dei fumetti Little Nemo, mentre Say It’s Alright Joe, composta da Rutherford, racconta dello stato di ubraichezza di un etilista.
Dopo una leggera ma elaborata The Lady Lies, il disco si chiude con quello che diventerà il maggior successo commerciale del gruppo fino a quel momento: Follow You, Follow Me entra nella top ten e frutterà ai Genesis sei dischi d’oro e uno di platino.
…And Then There Were Three… dopo quasi cinquant’anni non ha affatto perso la sua freschezza e ancora oggi è considerato un capolavoro che ha segnato una svolta importante nella produzione della band.