Ci sono domande che ci facciamo da bambini a cui anche da adulti a volte facciamo fatica a rispondere. Una di queste domande si propone di dare risposta il libro “Il David in carrozza” di Marco Carminati (edito da Loganesi nel 2009).
La domanda in questione è: come viaggiavano le opere d’arte nel passato? Già non è banale organizzare lo spostamento di alcuni capolavori al giorno d’oggi, con macchinari, navi e aerei di un certo tipo, figuriamoci in epoche passate. Come fecero i romani? Come fece Napoleone? Ma non solo, come si difendono da una guerra?
Perché a volte non ci si pensa, ma le opere d’arte hanno viaggiato per migliaia di chilometri, hanno visto guerre, razzie, incedi e terremoti. Eppure, molte sono ancora qui e le possiamo ammirare.
E così si scopre ad esempio che Leonardo progettava anche gli imballi per i monumenti o che Michelangelo disegnò i carri con cui trasportare i marmi dalle cave. O, ancora, che la Gioconda negli Stati Uniti venne trasportata da ambulanze.
“Il David in carrozza”, con la prima copertina edita
Il David in carrozza: Le avventure di viaggio delle opere d’arte dagli obelischi egizi al boom delle mostre
Il libro è catalogato come saggio, ma considerando le storie e le sfide che si nascondono dietro lo spostamento di opere d’arte, potremmo parlare quasi di un romanzo d’avventura. Soprattutto va ricordato che la storia dietro ogni racconto è la pura realtà.
Carminati ci parla principalmente di come siano state trasportate nei secoli le opere d’arte, e così facendo ci porta a ragionare sul fatto che quando godiamo della vista di una statua, un quadro o un qualunque pezzo di un museo, non dobbiamo solo pensare alla bravura dell’artista ma anche a chi l’ha resa fruibile oggi.
Esistono, e sono sempre esistiti, professionisti che vivevano e vivono sulla movimentazione e la sicurezza delle opere d’arte. Non solo, in tempo di guerra c’è chi rischiava la vita pur di difenderle e di metterle in salvo per i posteri.
Ecco, quindi, che sapere come sono stati gestiti i Cavalli della Basili di San Marco nel trasporto da Costantinopoli a Venezia o come il nostro patrimonio sia stato difeso nelle due Guerre Mondiali, ci aiutano a vedere le opere stesse con altri occhi.
C’è una controindicazione. Leggendo “Il David in carrozza” si rischia di non credere più a quelle accortezze che vengono richieste come toccare le opere o difenderle dall’umidità. Ma chiaramente è solo una fallacia logica: in momenti di grande rischio, si devono prendere decisioni rischiose. Invece, in momenti normali si deve pensare alle energie e ai rischi corsi ed evitare di danneggiarle solo per poterle vedere da più vicino o sfiorarle per un secondo.
A metà strada tra storia dell’arte e avventura, questo libro ci racconta in modo coinvolgente l’incessante spostamento delle opere d’arte dall’Antico Egitto ad oggi. Se vi piace l’arte, è un libro da non lasciarsi sfuggire.