Il consiglio letterario di Radiabo di oggi arriva direttamente dal Sol Levante, perché andiamo a parlare oggi del romanzo “La libreria del venerdì” di Sawako Natori, edito da Feltrinelli e uscito per la prima volta in Italia nell’ottobre del 2025.
L’autrice giapponese, dopo aver lavorato come sceneggiatrice di videogiochi si è data alla letteratura e “La libreria del venerdì” è il primo volume di una serie che in Giappone ha avuto grande successo e che sta venendo tradotto in oltre venti differenti paesi.
Copertina del libro “La libreria del venerdì”
“La libreria del venerdì”, di Sawako Natori
Nella stazione di Nohara, nella zona a nord di Tokyo, si nasconde una libreria del tutto particolare: la “Libreria del venerdì”, un negozio che sembra avere qualcosa di più di altri. Chiunque entri sembra riuscire a trovare un libro adatto a migliorare la propria vita. Il libro giusto nel momento giusto.
Capita così che il protagonista, studente universitario non esattamente amante della lettura, non solo riesca a trovare il libro che era andato a cercare, un regalo per il padre malato, ma anche molto altro. Tra spazi inattesi e tempi che si dilatano, i tre librari lo guideranno in un percorso di crescita personale importante.
I tre librai Makino, Yasu e Sugawa, ognuno con il proprio differente carattere ben delineato e approfondito, lavorano però in squadra per aiutare il protagonista Fumiya, ma anche il lettore, a riflettere ed aprirsi, anche grazie alla lettura e al potere della parola scritta.
La lettura diventa quindi un’esperienza estremamente personale e sempre diversa, come dimostrano anche gli altri frequentatori della “Libreria del venerdì”, ognuno in preda ad una propria crisi personale e ai propri problemi, ognuno con reazioni differenti a stimoli differenti, ma sempre derivanti dalla lettura che cura a aiuta chi se ne appassiona.
L’opera di Sawako Natori è dunque un romanzo per chi ama i libri e ama leggere, a prescindere dal genere. Un libro che parla di cambiamento e di scoperta, che fa riflettere senza però appesantire il lettore in modo eccessivo. Gli elementi narrativi che contrappongono la realtà della vita alla fantasia della libreria sono ben dosati, e non virano quasi mai troppo verso il fantastico o l’irreale, pur mantenendo un alone fiabesco.