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Bologna e dintorni

“Non fare niente a Bologna”, di Giorgio Comaschi

“Non fare niente a Bologna” il libro di Giorgio Comaschi, è un inno alla vita lenta, alla riappropriazione del tempo e dello spazio per un ozio non sterile, ma come fonte per il ragionamento e la creatività

Non fare niente a Bologna, Giorgio Comaschi
Non fare niente a Bologna, Giorgio Comaschi

Il consiglio letterario di oggi unisce la letteratura alla bolognesità, perché dopo averne parlato anche nell’intervista in “Tutta mia è la città”, ecco che suggeriamo l’acquisto e la lettura di “Non fare niente a Bologna”, di Giorgio Comaschi edito da Pendragon.

“Non fare niente a Bologna” di Giorgio Comaschi

Quello di oggi è libro che non deve essere letto tutto d’un fiato, ma preso lentamente, perché lui stesso invita a rallentare e a guardarci attorno, a riprendere il gusto dell’osservazione e della condivisione di spazi e momenti di svago e/o riflessione.

Il tempo, in fondo, è una delle risorse più limitate della nostra vita e Comaschi in “Non fare niente a Bologna” ribalta l’idea contemporanea del tempo come qualcosa da ottimizzare, suggerendo di viverlo e assaporarlo.

Non in un ozio sterile, ma come sospensione consapevole dei propri impegni. Per ragionare, camminare, ascoltare. Una critica bonaria alla frenesia moderna e un inno alla vita lenta.

Il giornalista bolognese richiama l’idea del flâneur di Baudelaire, il passeggiatore urbano che senza una meta precisa si riempie di ciò che accade attorno, rielaborando e creando anche grazie a quello che ha assorbito.

Copertina del libro "Non fare niente a Bologna" di Giorgio Comaschi

Copertina del libro “Non fare niente a Bologna” di Giorgio Comaschi

Bologna nel libro di Comaschi

La nostra città non è solo sfondo nel libro, ma un essere vivente coi propri ritmi, abitudini, silenzi ed eventi da ricordare. Bologna diventa uno spazio relazionale più che architettonico, e i luoghi diventano posti rappresentativi di qualche incontro, consuetudine o comunque ambienti da sentire e ascoltare più che attraversare.

In una Bologna che va sempre più di corsa, con sempre più inglesismi e iper-connessa, Comaschi tende a riportare lentezza e contatto umano. Il tutto, viene fatto con la consueta ironia che va ad accettare anche i difetti, propri e degli altri, e le contraddizioni. Così, anche un tema complesso come quello dell’alienazione e della riscoperta del proprio tempo, diventano leggeri.

Di seguito, potete riascoltare la puntata in cui Giorgio Comaschi ha parlato del suo libro e non solo, proprio qui a Radiabo.

E tu cosa ne pensi?

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