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Topolino in dialetto: l’edizione speciale in bolognese

Topolino arriva in edicola in dialetto bolognese in occasione della Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali. Un progetto culturale che unisce fumetto, tradizione e nuove generazioni.

"Paperino lucidatore a domicilio" in bolognese (©Topolino)
"Paperino lucidatore a domicilio" in bolognese (©Topolino)

Domani arriva in edicola un numero speciale (il 3660) di Topolino, che parla anche bolognese. Si tratta della storia intitolata “Paperino lucidatore a domicilio”, scritto da Vito Stabile e disegnato da Francesco D’Ippolito. Il celebre settimanale Disney di Panini Comics propone un’operazione culturale senza precedenti. Infatti, la storia, tradotta e adattata in quattro dialetti italiani (bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano), ha l’obiettivo di avvicinare soprattutto i più giovani alle lingue locali. Il fumetto coincide con la Giornata Nazionale del dialetto e delle lingue locali, in data 17 gennaio. Inoltre, le edizioni in dialetto saranno disponibili nelle quattro regioni segnalate, mentre nel resto d’Italia resterà la versione in italiano.

Topolino, un fumetto che ha fatto la storia

Il fumetto di Topolino da oltre sessant’anni cresce l’immaginario letterario di generazioni di bambini che hanno imparato a leggere tra le sue pagine. I personaggi Disney sono figure universali, capaci di adattarsi ad ogni tempo e contesto, tanto da fungere spesso da mezzi di sperimentazione. Infatti, Topolino negli anni ha dialogato con la storia, la scienza e la letteratura classica (rivisitando i romanzi). L’approdo ai dialetti rappresenta però un passo ulteriore, perché porta il fumetto dentro la dimensione più intima e identitaria della lingua, quella che spesso si parla in famiglia e si tramanda oralmente.

"Paperino lucidatore a domicilio" in bolognese (©Topolino)

“Paperino lucidatore a domicilio” in bolognese (©Topolino)

Topolino in bolognese

L’edizione bolognese di Topolino non è solo una semplice traduzione, ma un vero lavoro di adattamento linguistico e culturale. Il progetto è stato curato dal traduttore e dialettologo Daniele Vitali, insieme al professor e divulgatore Roberto Serra (Bertein). Dunque, così Topolino diventa Michêl Pundghén e Paperino Pèvel Nadrén. Mentre Paperopoli e Topolinia, città della Nadréglia-Pundgâgna, prendono il nome di Nadråggna e Pundghé. Insieme, i due studiosi hanno scelto di rendere il dialetto accessibile senza snaturarlo. Niente trasposizioni letterali, ma un uso consapevole di termini rappresentativi, capaci di evocare il bolognese anche per chi non lo parla correntemente.

Una scelta necessaria, considerando che il pubblico di Topolino è composto soprattutto da bambini e ragazzi, per i quali il dialetto non rappresenta più una lingua quotidiana ma una scoperta. Anzi, proprio i giovani dimostrano interesse per conoscere meglio il bolognese, ormai andato un po’ in disuso. Esempio: tra i giovani “cillato” ha sostituito “polleggiato” (termine che indicata l’aggettivo “rilassato”). Allo stesso modo, non tutti i bambini conoscono “rusco” per la “spazzatura” o “cinno” per “ragazzino”.

Il dialetto pensato per i giovani

Il dialetto, oggi, resta una lingua fragile. Infatti, in molte famiglie non si trasmette più e rischia di restare confinato alla memoria degli anziani, specialmente nelle province. Eppure, come sottolineano i curatori del progetto, proprio i giovani mostrano un interesse crescente. Loro lo vogliono imparare, per cui frequentano corsi, lo riscoprono come segno di identità e appartenenza. Per questo motivo, Topolino diventa uno strumento prezioso. Non si limita all’intrattenimento, ma apre una porta sulla memoria linguistica collettiva. Forse il dialetto non tornerà a essere lingua d’uso quotidiano, ma può continuare a vivere se qualcuno – anche attraverso un fumetto – decide di ascoltarlo e impararlo.

Fonte: Corriere di Bologna

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