Uno dei casi più affascinanti e discussi della storia musicale bolognese riguarda l’ammissione di Wolfgang Amadeus Mozart all’Accademia Filarmonica di Bologna, avvenuta oltre 250 anni fa. Un episodio che ancora oggi solleva interrogativi e alimenta il dibattito tra studiosi e musicologi, e di cui ci aveva parlato il Maestro Fabio Sperandio in una passata puntata di “Largo Respighi”, qui su Radiabo.
Il giovane Mozart all’Accademia Filarmonica di Bologna
Nel Settecento, ottenere il “patentino” dell’Accademia significava essere ufficialmente riconosciuti come compositori e poter accedere alle principali corti europee. L’esame richiesto era severissimo: una prova di contrappunto, disciplina complessa basata su regole rigidissime, da svolgere in clausura.
Quando nel 1770 arrivarono a Bologna due musicisti salisburghesi, padre e figlio, nessuno poteva immaginare che quel ragazzo di appena 14 anni sarebbe diventato uno dei più grandi geni della musica di tutti i tempi. Quel giovane era Mozart, in viaggio in Italia per una lunga tournée e ospite del conte Gian Luca Pallavicini.
Ad accompagnarlo c’era il padre Leopold Mozart, musicista e teorico attento e apprensivo, che seguiva con grande attenzione l’esame del figlio. Figura centrale della vicenda fu Padre Giovanni Battista Martini, massimo teorico musicale dell’epoca, compositore, collezionista e didatta stimato in tutta Europa.
Il caso diventa enigmatico quando emergono tre documenti legati alla prova d’esame:
- un manoscritto autografo di Mozart, ricco di errori;
- una versione corretta, attribuita alla mano di Padre Martini;
- un terzo documento, riscritto dal giovane Mozart ma corretto.

Sala Mozart (© Accademia Filarmonica di Bologna)
Il grande mistero: Wolfgang Amadeus Mozart venne aiutato?
Da qui nasce il dubbio: Mozart fu aiutato durante l’esame? Secondo una leggenda diffusa, Padre Martini sarebbe intervenuto di nascosto per correggere la prova. Tuttavia, l’ipotesi più accreditata oggi è che maestro e allievo abbiano lavorato insieme in preparazione all’esame, rendendo la prova finale una sorta di formalità.
L’Accademia, nota per la sua rigidità, approvò comunque Mozart all’unanimità. Padre Martini stesso, nell’attestato finale, lodò apertamente le straordinarie qualità musicali del giovane, riconoscendone il talento eccezionale al cembalo, al violino e nel canto.
Il mistero resta aperto: gli studiosi continuano ad analizzare calligrafie, carte e contesti storici per ricostruire con precisione quanto accadde. Quel che è certo è che Bologna fu una tappa fondamentale nella formazione di Mozart, un luogo in cui il genio incontrò la grande tradizione musicale italiana.
Un episodio che, tra leggenda e storia, continua a rendere la città un punto di riferimento imprescindibile nella biografia del compositore salisburghese.
