“Gli autobus di notte” di Luca Carboni è un viaggio introspettivo nel silenzio della notte. Quante volte ci capita di osservare in autobus, un volto, un gesto, un accessorio? Di notte tutto cambia. Guardiamo le strade scorrere lente, rispettose del silenzio. Mentre osserviamo, qualcosa dentro si muove, rivelando un’inquietudine senza nome. Siamo in un luogo sospeso, un non-luogo dove il flusso di pensieri può muoversi liberamente. Gli autobus di notte diventano spazi in cui la città scorre attorno a noi senza radici, dove le persone condividono lo stesso mezzo, ma restano isolate. Con “Gli autobus di notte” Luca Carboni ci porta proprio lì.
La musica emotiva della notte di Luca Carboni
L’autobus è uno spazio collettivo in cui vivono presenze vicine fisicamente, ma lontane emotivamente. È un simbolo della condizione moderna: circondati da persone, ma spesso isolati nei nostri micro-mondi interni. Questo brano di Luca Carboni ci connette alla malinconia, a ciò che sentiamo mancare ma che desideriamo ancora. Gli autobus diventano corridoi interni, pensieri in movimento, un flusso che scorre mentre cerchiamo di orientarci dal punto di vista emotivo. Ciò che vediamo fuori si mescola a ciò che sentiamo dentro, fino a confondersi e diventare il connubio de “Gli autobus di notte”. Questa canzone però ci parla con una malinconia che non annienta, ma invita a restare umani, sensibili e connessi al nostro sentire. A quell’ora della notte, poi, emergono le parti più autentiche, quelle che durante il giorno restano nascoste dietro ruoli sociali, abitudini e fretta. Come dice Jung, possiamo riconoscere riflessi di noi stessi negli altri anche negli autobus notturni ed è proprio quello che succede in questa poesia di Luca Carboni.
L’intimità nascosta della notte
In questi non-luoghi in movimento, la musica diventa ritmo interno, i pensieri scorrono come le luci della città. La psicologia definisce questo un processo proiettivo: tendiamo a immaginare la vita degli altri per capire meglio la nostra. Carboni mostra come, nei brevi momenti di vicinanza con sconosciuti, possiamo vedere desideri, paure e mancanze e quanto spesso scegliamo di non trasformare quella vicinanza in incontro reale. Questo modo di relazionarsi ci rimanda allo stile di attaccamento evitante, che oggi domina molte relazioni. Bisogna considerare però che questo comportamento in parte ci permette di evitarci le nostre responsabilità, dall’altro non ci consente di vivere pienamente le relazioni, che risultano
monche di una connessione autentica. Ed è proprio questo evitamento che genera l’isolamento perché quando ci proteggiamo dagli altri ci isoliamo anche da noi stessi. La solitudine, dunque, è la conseguenza della distanza che creiamo per difenderci, ma non è questo il messaggio della canzone dell’artista bolognese. Lui ci parla di una solitudine che non è vuoto, ma occasione per incontrare la propria autenticità. Gli autobus notturni ci mettono in contatto con ciò che sentiamo davvero, in quel silenzio che non possiamo evitare.
di Annabella Sandolo, Psicologa
