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NEIL YOUNG – AFTER THE GOLD RUSH

Il terzo album solista di Neil Young entrerà nella storia e ancora oggi è tra i più bei dischi di sempre

Neil Young ©Creative Commons
Neil Young ©Creative Commons

Uscito il/nel: 19 Settembre 1970
Etichetta: Reprise Records
Numero di catalogo: RS 6383
Durata: 35’15”

TRACCE
Lato A
Tell Me Why – 2:54 (Neil Young)
After the Gold Rush – 3:45 (Neil Young)
Only Love Can Break Your Heart – 3:05 (Neil Young)
Southern Man – 5:31 (Neil Young)
Till the Morning Comes – 1:17 (Neil Young)
Lato B
Oh, Lonesome Me – 3:47 (Don Gibson)
Don’t Let It Bring You Down – 2:56 (Neil Young)
Birds – 2:34 (Neil Young)
When You Dance I Can Really Love – 4:05 (Neil Young)
I Believe in You – 3:24 (Neil Young)
Cripple Creek Ferry – 1:34 (Neil Young)

Los Angeles, Agosto 1969.
Il festival di Woodstock si è concluso pochi giorni prima, i Crosby, Stills, Nash & Young hanno riscosso un grande successo e il loro Deja Vu sta scalando le classifiche di mezzo mondo.
Per Neil Young è il momento di un nuovo lavoro solista e ha le idee chiare: vuole un disco in presa diretta, come negli anni ’50, per – come dichiara egli stesso – “essere dentro la canzone”.
È con questo spirito che entra ai Sunset Sound Studios di Hollywood, accompagnato dai fedeli Crazy Horse e da alcuni musicisti sapientemente reclutati per l’occasione.
I problemi però non tardano ad arrivare: le dipendenze del chitarrista Danny Whitten dall’eroina e del pianista Jack Nitzsche dall’alcool rendono alcune sessioni realmente complicate.
Nils Lofgren dichiarerà in seguito: “Jack un momento prima non la smetteva di lodare Neil per il suo talento e un attimo dopo gli urlava contro insultandolo”. Del materiale inciso da Nitzsche rimarrà solo When You Dance I Can Really Love e di quelle sessioni solo tre brani ed alcune takes di Whitten finiranno sul master.
Neil non sopporta più quell’aria insostenibile e decide di trasferisi nel suo studio di Topanga Canyon, insieme a Stephen Stills, Ralph Molina, Nils Lofgren e Greg Reeves: questi ultimi due hanno rispettivamente 18 e 14 (!) anni e sarà proprio Lofgren a rimpiazzare Nitzsche al piano per decisione di Neil.
La cosa curiosa è che Lofgren fino a quel momento ha suonato il piano solo per diletto e, paradossalmente, il bassista quattordicenne Reeves ha più esperienza di lui, essendosi esibito già alcune volte con i CSN&Y.
Neil entra in contatto con l’amico Dean Stockwell, che gli sottopone la sceneggiatura per un film di fantascienza, scritto in collaborazione con Herb Berman: ne rimane folgorato e inizia a scrivere brani ispirati ad essa, cambiando totalmente idea sull’impostazione da dare all’album.
Alla fine solo un paio di tracce risulteranno derivate da quella lettura ma la sua influenza sarà determinante per la realizzazione dell’intero lavoro: la sceneggiatura, tuttavia, andrà persa e la pellicola non vedrà mai la luce.
Quel che ne esce è un disco contraddittorio, delicatissimo ma solcato indelebilmente da un paio di rasoiate che rimandano tanto al “Loner” del suo album di debutto.
La copertina è una foto solarizzata di Young, scattata da Joe Bernstein, che incrocia un’anziana signora mentre attraversa il Greenwich Village a New York. L’immagine originale, poi ritagliata, comprendeva anche Graham Nash.
Si apre con Tell Me Why, una riflessione sulla solitudine e la vulnerabilità che segnano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, forse un riferimento a Reeves e Lofgren.
Poi la title-track, sognante e con una venatura ecologista, ispirata allo scritto di Stockwell: il racconto di un’astronave che scende sulla terra per prelevare alcuni “eletti” per portarli ed educarli in un mondo migliore.
Segue Only Love Can Break Your Heart, dedicata all’amico Graham Nash, fresco di separazione dalla compagna Joni Mitchell.
Quindi il primo colpo di frusta. Southern Man, è una ballata acida, in cui viene raccontata la relazione di una donna del sud con un uomo di colore e delle conseguenze che ne deriveranno. Una lampante accusa al razzismo che aleggia ancora in alcuni stati degli USA negli anni ’70 e il tema verrà ripreso in Alabama, nel successivo Harvest. Young aggiungerà che sarebbe stata scritta in seguito ad una furente scenata di gelosia da parte dell’allora moglie Susan, molto più anziana di lui.
Quasi a voler ristabilire la calma dopo la tempesta del brano precedente, Till The Morning Comes, breve e leggera, chiude il lato A.

Si volta pagina e arriva Oh Lonesome Me, cover da top-ten di Don Gibson del 1957, sulla quale però viene stesa una patina malinconica dal piano dello stesso Young e dalla chitarra di Whitten nel finale.
Don’t Let It Bring You Down è uno dei momenti più intensi e incoraggia la resistenza contro la disperazione, lo smarrimento personale e il degrado sociale ma suggerisce anche che, nonostante la sofferenza e il “bruciore” emotivo della propria vita, gli individui possono trovare speranza entrando in contatto con altri che stiano attraversando percorsi simili.
Birds è una toccante presa di coscienza della fine di una relazione, dell’ineluttabilità del cambiamento e della necessità di andare avanti.
La seconda sferzata arriva con la misteriosa When You Dance I Can Really Love, in cui un uomo sente crescere a dismisura il proprio sentimento gurdando la propria amata danzare. Secondo una bizzarra interpretazione il brano potrebbe riferirsi a donne diverse ma l’autore non ha mai chiarito questa ambiguità.
I Believe In You tratta dell’affezione e della fiducia che si crea in un rapporto ma, come spiegato da Young stesso, non riesce ad arrivare “in fondo” ed il verso “Am I lying when I say that I believe in you” diverrà iconico.
Cripple Creek Ferry, brevissima e popolata da personaggi molto “dylaniani”, come il capitano del battello o il giocatore d’azzardo, chiude l’abum.
Più che un vinile forse un quadro o forse ancora quel film mai uscito.
Pur stroncato dalla critica, After The Gold Rush avrà un enorme successo di pubblico, entrando nella top-ten in USA, nel Regno Unito e in Canada, e segnerà un’epoca.
Ancora oggi compare in molte classifiche tra i 100 dischi migliori di sempre.

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