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NICK DRAKE – FIVE LEAVES LEFT

L’album di debutto di Nick Drake verrà rivalutato nel tempo, rendendo giustizia ad un capolavoro.

Nick Drake - Five Leaves Left ©Creative Commons
Nick Drake - Five Leaves Left ©Creative Commons

Uscito il: 3 Luglio 1969

Etichetta: Island

Numero di catalogo: ILPS9105

Durata: 39′ 33”

TRACCE

Lato A

Time Has Told Me – 3:56

River Man – 4:28

Three Hours – 6:01

Way to Blue – 3:05

Day Is Done – 2:22

Lato B

‘Cello Song – 3:58

The Thoughts of Mary Jane – 3:12

Man in a Shed – 3:49

Fruit Tree – 4:42

Saturday Sun – 4:00

Camden Town, Londra, Dicembre 1967.

In una sala eventi, Ashley Hutchings, bassista dei Fairport Convention, sta ascoltando distrattamente alcuni artisti esibirsi, finché ad un certo punto la sua attenzione è attirata da un giovane cantautore che lo colpisce per la sua abilità con la chitarra e le accordature inusuali, oltre che per il suo aspetto.

In seguito riferirà: “sembrava nato per essere una star, sembrava alto due metri”.

Decide di presentarlo al loro produttore Joe Boyd che, impressionato da una sua demo, si offre di fargli da manager e gli propone un contratto discografico.

Anni dopo racconterà: “già dalla prima traccia capii che c’era qualcosa di magico su quel nastro, qualcosa che non avevo mai sentito prima. Lo chiamai per parlargli e gli dissi che ne volevo fare un disco. Nick rispose semplicemente “ah, bene, ok” : era un tipo di poche parole”.

Curiosa l’origine del titolo, proveniente da una nota marca di cartine per sigarette: prima delle ultime cinque era inserito un foglietto con scritto “only five leaves left” (“restano solo cinque cartine” n.d.r.), un riferimento che sarebbe stato immediatamente colto dai fumatori, soprattutto di marijuana, sostanza che il cantautore consumava abitualmente.

Boyd e Drake entrano in studio nel Maggio del 1969: non lo sanno ancora ma ci rimarranno un anno intero.

All’inizio le cose non vanno nel migliore dei modi, le sessioni sono irregolari, per lo più effettuate nelle pause dei Fairport Convention, che stanno registrando il loro Unhalfbricking, ma il chitarrista della band Richard Thompson, unitamente al bassista dei Pentangle Danny Thompson (nessuna parentela), collaborerà al disco.

C’è altro: mentre Boyd ha un approccio simile a quello del più famoso George Martin, ossia l’intenzione di usare lo studio come uno strumento, Drake cerca un suono più realistico e organico, senza sovraincisioni e con i musicisti che suonano insieme.

Inoltre nessuno dei due è contento degli arrangiamenti di Richard Anthony Hewson, giudicati troppo commerciali per la musica di Drake.

Quest’ultimo propone di sostituirlo con il proprio compagno di college Robert Kirby, Boyd è molto scettico nell’affidare un disco d’esordio ad un musicista dilettante ma l’approccio non convenzionale di Drake lo convince a fare almeno un tentativo che si rivelerà vincente e la sola River Man verrà affidata all’esperto Harry Robertson.

Kirby sosterrà in seguito di aver trovato impossibile arrangiare il brano su un tempo di 5/4.

Quel che ne esce è un vero capolavoro, impossibile da descrivere senza un attento ascolto, in cui a farla da padrone sono le atmosfere create più che le canzoni stesse, dai testi criptici e inusuali.

Anche i generi visitati sono innumerevoli, dal prog, al jazz, alla musica barocca, passando per il folk e altri stili.

La voce di Drake è perfetta e si fonde con melodia ed arrangiamenti in modo sublime, ad ulteriore testimonianza dell’ottimo lavoro di Kirby.

La post-produzione però ha molte difficoltà e ritarderà l’uscita del disco che arriverà nei negozi solo all’inizio di Luglio del 1969.

In particolare Nick è contrariato dall’interno di copertina che riporta alcuni errori sulla successione delle tracce e versi non cantati nella registrazione.

Nonostante il disco abbia un notevole valore artistico viene scarsamente pubblicizzato e i DJ della BBC, orientati più verso il prog vero e proprio, lo snobbano quasi totalmente.

Boyd cerca altri veicoli, come interviste radiofoniche, ma la ritrosia di Nick a parlare in pubblico manda a monte il progetto.

La sorella di Nick, Gabrielle (divenuta famosa attrice, n.d.r), ricorderà: “era riservatissimo, io sapevo che stava lavorando ad un album ma non sapevo nemmeno a che punto fosse. Una sera entrò in camera mia e lanciò il disco sul letto bofonchiando semplicemente “eccotelo…”.

L’ACCOGLIENZA DELLA CRITICA

Nonostante la scarsissima promozione, buona parte della critica loderà quel vinile dal contenuto inusuale che ora fa sognare ed il brano dopo spaventa quasi.

Melody Maker scriverà “suona poetico, così come la voce e la chitarra del suo autore, l’album d’esordio di Nick Drake è interessantissimo”.

Valutando l’album con tre stelle su quattro, Disc and Music Echo descrive l’album come “interessante” aggiungendo “il suo lavoro di chitarra è morbido, gentile e melodioso; la sua voce è molto attraente, roca e blues, anche se le sue canzoni sono incerte e indirette: è più un album rilassante che stimolante”.

Ancora più positiva la recensione di Maurice Rosenbaum sul Daily Telegraph che descrive il disco come un “eccellente LP di canzoni inedite” e osservando “la sua voce è lenta, riflessiva e calda, e sebbene la struttura dei versi tenda alla monotonia melodica, non c’è dubbio sulla qualità e la promessa di River Man, The Thoughts of Mary Jane, Man in a Shed e altri elementi in questo disco”.

Unica nota stonata, quella di Gordon Coxhill su New Musical Express: “mi dispiace di non poter essere più entusiasta perché questo artista ha un talento non indifferente, ma non c’è abbastanza varietà in questo LP di debutto per renderlo godibile. La sua voce mi ricorda molto quella di Peter Sarstedt, ma le sue canzoni mancano della penetrazione e della qualità coinvolgente di Sarstedt”.

L’album venderà pochissimo, pur riuscendo ad entrare nella top 100, ma nel tempo verrà sempre più rivalutato e oltre a diventare disco d’oro, oggi lo troviamo al numero 29 tra i 100 dischi più belli sempre.

L’autore si toglierà la vita cinque anni dopo ed il titolo ha, in seguito, fatto pensare a lungo pubblico e critica.

E tu cosa ne pensi?

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