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STEELY DAN – CAN’T BUY A THRILL

Nel disco d’esordi degli Steely Dan troviamo un raffinato mix di generi e stili diversi

Steely Dan ©Creative Commons

TRACCE (tutte composte da Becker – Fagen)

Lato A

Do It Again – 5:56

Dirty Work – 3:08

Kings – 3:45

Midnite Cruiser – 4:09

Only a Fool Would Say That – 2:54

Lato B

Reelin’ in the Years – 4:35

Fire in the Hole – 3:26

Brooklyn (Owes the Charmer Under Me) – 4:20

Change of the Guard – 3:28

Turn That Heartbeat Over Again – 4:58

Los Angeles, Agosto 1972.

Dopo svariate vicissitudini in gruppi precedenti, il bassista Walter Becker e il tastierista Donald Fagen sono approdati nella metropoli californiana da New York e sotto la guida del produttore Gary Katz, che inizialmente li aveva assunti come autori per la ABC Records, si apprestano ad entrare ai Village Records Studios per incidere il loro primo album a nome Steely Dan.

Il curioso appellativo arriva da un libro di William S. Burroughs, intitolato Pasto Nudo, scritto con frasi apparentemente sconnesse tra loro ma con il filo conduttore del controllo di massa sulle menti da parte dei governi: in esso indicava un vibratore a vapore (!).

Anche il titolo dell’album in divenire è mutuato da un’altra opera: si tratta del brano It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry, di Bob Dylan, contenuto nell’album Highway 61 Revisited del 1965, il cui verso d’apertura cita testualmente:

Well, I ride on a mailtrain, babe
Can’t buy a thrill
Well, I’ve been up all night
Leanin’ on the window sill

Becker e Fagen, su suggerimento di Katz, hanno reclutato una band di tutto rispetto: Jeff “Skunk” Baxter e Denny Dias alle chitarre, Jim Hodder alla batteria e David Palmer come voce aggiunta.

L’ingresso di Palmer si è reso necessario per due motivi: la voce di Fagen è considerata poco commerciale e lui ha il terrore di cantare in pubblico, al punto di essere rimasto più volte afono durante le esibizioni dal vivo.

IL MAKING DEL DISCO

La copertina, un curioso fotomontaggio, diverrà un’icona e ritrae, tra le altre cose, una fila di prostitute in attesa di clienti in Rue du Gros Horloge a Rouen, in Francia: il riferimento al titolo è evidente e nella Spagna franchista verrà proibita e sostituita con una foto che ritrae il gruppo in concerto.

SI apre con Do It Again, un brano sulla dipedenza dal gioco d’azzardo, che diverrà singolo, e già dal ritmo incalzante delle percussioni, suonate dal navigato Victor Feldman, si capisce che questo lavoro andrà ben oltre il concetto di rock.

La prima perla è l’assolo di sitar elettrico di Denny Dias, seguito da quello di organo di Fagen, eseguito su uno Yamaha YC-30 dotato di pitch bender (un controllo che permette di alzare ed abbassare l’intonazione delle note, raro a quei tempi, n.d.r.): la voce di Fagen fa il resto ed il brano diverrà un successo internazionale.

Segue Dirty Work, in cui Palmer canta di un uomo invischiato in una relazione extraconiugale che si rende conto di essere troppo infatuato per troncare una situazione divenuta incresciosa. Le particolarità sono l’assolo di sassofono di Jerome Richardson ed il bordone di sottofondo al ritornello, eseguito dal flicorno soprano di Snooky Young.

Arriva quindi Kings, affidata ancora a Fagen, un’allegoria ispirata dalla leggenda di Robin Hood e dai due re, Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senzaterra, e riferita alla scena politica americana, in particolare al dualismo repubblicani/democratici. Qui entra in scena Elliott Randall un noto chitarrista-turnista che nonostante la giovane età, 25 anni, ha già un corposo bagaglio di esperienze alle spalle: il suo assolo entrerà nella storia (ancora oggi è considerato tra i migliori 50 di sempre, n.d.r.) e verrà eseguito in una sola take, usando una Fender Stratocaster del 1965 collegata ad un amplificatore Ampeg SVT, il tutto ripreso da un microfono AKG 414.

Midnite Cruiser, unico brano cantato dal batterista Jim Hodder, è un’accorata ballata in cui Fagen immagina di dialogare con il suo idolo, il pianista jazz Thelonious Monk, affetto da disturbi di natura psichiatrica, e il verso “lascia che la tua follia corra insieme alla mia, strade inesplorate, troveremo il modo, non c’è momento migliore di questo” rimarrà per sempre nell’immaginario popolare.

Only A Fool Would Say That, cantata in parte da Fagen ed in parte da Palmer, si dice sia una risposta alla leggendaria Imagine di John Lennon, e un paragone tra l’utopia dell’ex-Beatle e la cruda realtà del tempo.

In Reelin’ In The Years, che apre il lato B, Randall ripete la performance della precedente Kings e il suo apporto, oltre alla voce di Fagen, risulterà determinante per l’affermazione del brano come singolo.

Fire In The Hole prende il titolo dall’avvertimento usato dai minatori per indicare un’esplosione imminente e tratta della necessità dell’individuo di scappare quando le pressioni si fanno eccessive dal punto di vista sociale, lavorativo o esistenziale. Cantata ancora da Fagen, su una struttura armonica interessante ma non eccessivamente complessa, ha nella pedal steel guitar finale di Skunk Baxter il tocco di magia.

In Brooklyn (Owes the Charmer Under Me), Palmer dà voce ad un vicino di casa dei due leader, nel loro periodo newyorkese, che pur ritenendosi destinato a grandi cose non riusciva mai a centrare i propri obiettivi e per questo a volte eccvedeva con l’alcool.

Change Of The Guards è un cinico spaccato sulla situazione mondiale del momento, che ripropone la coppia Fagen-Palmer al microfono mentre in Turn That Heartbeat Over Again, che chiude l’album, ai due si aggiunge anche Becker, supportato dai meravigliosi cori di Clydie King, Sherlie Matthews e Venetta Fields che saranno presenti in numerosissimi capolavori della scena USA/UK per gli anni a venire.

Can’t Buy A Thrill, al cui successo hanno contribuito in maniera fondamentale i tecnici del suono Roger Nichols e Tim Weston, è molto più di un semplice long-playing, è un viaggio senza tempo attraverso vari stili e generi, tenuti insieme da una maestria esemplare, e se ne potrebbe scrivere un libro.

Che però non sarebbe mai esaustivo quanto il suo ascolto.

E tu cosa ne pensi?

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