Quasi novecento bambini in meno tra i banchi delle scuole elementari bolognesi. È l’effetto più evidente del calo demografico che, dal prossimo anno scolastico, presenterà un conto pesantissimo al sistema dell’istruzione cittadino.
Soppressione di 20-25 classi
Saranno infatti 930 gli alunni in meno nelle classi prime, su una popolazione complessiva di circa 15 mila studenti della scuola primaria. Un dato che comporterà la soppressione di 20-25 classi soltanto in città, la riduzione più consistente mai registrata negli ultimi anni.
«È il primo anno in cui il calo è così drastico»
Mai come oggi il fenomeno si traduce in un impatto così evidente sulle scuole. «È il primo anno in cui il calo è così drastico – sottolinea l’assessore comunale alla Scuola, Daniele Ara – e nelle aree montane la situazione è ancora più critica. Fino a pochi anni fa in città nascevano tra i 3.000 e i 3.200 bambini all’anno; oggi le nascite si fermano intorno alle 2.700».
Il calo raggiunge circa 2.400 bambini
La flessione riguarda l’intero sistema scolastico. Sommando nidi, scuole dell’infanzia e primarie, il calo raggiunge circa 2.400 bambini, di cui 272 nelle scuole dell’infanzia.
«Si tratta di una diminuzione omogenea, senza quartieri particolarmente penalizzati», spiega il provveditore agli Studi di Bologna, Giuseppe Panzardi. Se l’organico complessivo della città rimarrà invariato, grazie alla redistribuzione dei posti verso le scuole superiori, nei cicli dell’infanzia, della primaria e delle medie si perderanno comunque 42 cattedre: 12 nella scuola dell’infanzia, 24 alle elementari e 6 alle medie.
Il numero dei docenti resta stabile ma…
Una compensazione solo apparente, secondo i sindacati. «È vero che il numero complessivo dei docenti resta stabile – osserva Claudio Longo, segretario della Cisl – ma preoccupa il taglio di 19 posti sul sostegno, proprio mentre aumentano di 224 gli studenti con disabilità certificata che necessitano di assistenza».
Continuano a reggere le iscrizioni alle scuole superiori
I posti persi nei cicli inferiori vengono infatti assorbiti dalle scuole superiori, dove le iscrizioni continuano a reggere e registrano persino un lieve incremento di sei studenti. Ma la prospettiva resta tutt’altro che rassicurante. «Il trend demografico è negativo e nei prossimi anni la situazione è destinata a peggiorare – avverte Andrea Manti, insegnante bolognese e fondatore della pagina Facebook Docenti precari nelle GPS e GI –. Anche alle superiori iniziano già a vedersi le prime riduzioni di organico, seppure ancora contenute».
Per quanto rigurda la scuole medie
Un capitolo a parte riguarda le scuole medie, dove gli iscritti diminuiscono di 328 unità. Se, sul piano occupazionale, l’impatto è per ora limitato a sei posti in meno, cresce invece la preoccupazione per la redistribuzione degli studenti. Sempre più famiglie scelgono infatti gli istituti del centro città, abbandonando quelli delle periferie.
White flight
Un fenomeno che lo scorso inverno aveva già spinto genitori e insegnanti delle scuole più penalizzate a chiedere un intervento alle istituzioni. «È una dinamica nazionale – spiega Ara –. In inglese viene definita white flight, mentre in italiano si parla di segregazione scolastica. A differenza di città come Milano o Napoli, dove si registra un passaggio dalla scuola pubblica a quella privata, a Bologna lo spostamento avviene all’interno della scuola pubblica: dalle scuole delle periferie verso quelle del centro o verso istituti percepiti come socialmente meno complessi».
Il risultato è che le scuole medie del centro mantengono inalterato il numero delle sezioni, spesso grazie a studenti provenienti da fuori bacino, mentre gli istituti periferici vedono progressivamente ridursi le iscrizioni rispetto alla popolazione residente.
Per invertire la tendenza il Comune sta lavorando insieme all’Università di Bologna alla ricerca di nuove strategie. «A ottobre organizzeremo un convegno dedicato al tema – conclude Ara –. Nel frattempo stiamo valutando misure concrete, come l’introduzione del servizio mensa in alcune scuole, per renderle più attrattive e contrastare questo progressivo squilibrio».
(Fonte. Repubblica Bologna)
