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Addio Gambit: chiude il ludo bar simbolo di Bologna

Addio allo storico ludo pub sotto le Due Torri: tra rincari e vincoli burocratici, i gestori del noto ritrovo bolognese per amanti dei giochi da tavolo annunciano la resa definitiva.

Gambit
Gambit (AI generated/@Radiabo)

A Bologna si spegne un altro punto di riferimento unico per la socialità, lasciando un vuoto inatteso nel cuore della città e dei suoi abitanti.

La chiusura improvvisa di Gambit segna la triste fine della coraggiosa scommessa di un paio di ragazzi basata su gioco, condivisione e incontro senza schermi rigidi.

Un’oasi contro la solitudine digitale

Il locale nasce nel 2024 in via San Vitale 60.

L’idea dei giovanissimi Giuseppe Motolese e Alessio Collocola è quella di contrastare la pessima abitudine di fissare lo smartphone anziché guardarsi negli occhi.

Tra carte, giochi da tavolo e l’entusiasmo di curiosi e cosplayer professionisti, la formula aveva conquistato il pubblico, registrando file alle casse e il tutto esaurito in ogni stagione.

Eppure, il successo non è bastato a contrastare le troppe difficoltà economiche e gestionali.

A spiegare le ragioni dell’addio, in uno sfogo amaro, sono stati gli stessi titolari:

«Tre anni fa ci si faceva la promessa di aprire un’attività spensierata, un luogo dove poter unire le persone attraverso la dimensione del gioco nella sua più elegante forma […]. Ma ora questo piccolo, semplice e affollatissimo luogo chiude».

Le criticità accumulate negli anni hanno soffocato l’attività:

«L’economia cambia, senza pietà. Il mercato dell’intrattenimento a Bologna sta soffrendo, chiudendosi in un circuito a senza unico. Il condominio ci ha sempre ostacolati per l’occupazione degli spazi esterni, la proprietà è stata pressante sugli affitti e gli aumenti, i costi del beverage sono fuori misura, tasse e scadenze incalzano, piazza Aldrovandi è costantemente vigilata e limitata delle sue libertà. I business estivi sono completamente concentrati negli svariati giardini inaccessibili a piccole realtà come le nostre».

Amarezza

Come raccontato sulle pagine di la Repubblica (A.A.), la notizia ha sollevato un’ondata di profondo dispiacere tra i tantissimi frequentatori del ludo pub.

Sui social e in città si moltiplicano i messaggi d’affetto di una comunità che non vuole rassegnarsi a veder trasformato quell’angolo di aggregazione pura nell’ennesima attività di ristorazione omologata.

Il desiderio dei clienti si riassume in un appello sintetico ed emblematico: «Più Gambit e meno tigelle».

E tu cosa ne pensi?

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