Seguici su

Ciao, cosa stai cercando?

Bologna e dintorni

Bologna, siglato il patto per il recupero delle bici abbandonate tra Comune e associazioni

Nuova vita alle bici abbandonate: a Bologna il piano per recuperare i ruderi (©Il Resto del Carlino)
Nuova vita alle bici abbandonate: a Bologna il piano per recuperare i ruderi (©Il Resto del Carlino)

Le biciclette diventano il fulcro del nuovo patto di collaborazione siglato ieri a Palazzo d’Accursio tra il Comune e l’associazione L’Altra Babele, capofila di una rete che coinvolge anche Csapsa, Fiab, Pedalalenta, Leila, Ruota libera tutti, Salvaiciclisti, Tana dei saggi e Vitruvio. Senza sellino, senza ruote, e persino senza freni: veri e propri relitti urbani lasciati all’incuria, scheletri di biciclette fantasma dimenticate agli angoli delle strade. Vi è un modo per risolvere la questione?

Un progetto che punta al recupero e al riuso delle biciclette abbandonate

La risposta è chiara e definisce un obiettivo ben preciso: dare una seconda vita a ciò che oggi appare irrecuperabile. Il progetto, della durata di due anni e rinnovabile, punta infatti al recupero, al riuso e alla valorizzazione delle biciclette abbandonate e dei loro componenti, da destinare alla riparazione o all’assemblaggio per nuovi mezzi di trasporto.

Bici abbandonate, numeri in crescita sotto le Due Torri

Sotto le Due Torri, ogni anno la Polizia locale individua circa 600 reperti su due ruote. Nel 2025 gli interventi sono saliti a quasi 700, mentre nei primi mesi del 2026 se ne contano già 250.

A tracciare il quadro è il comandante della Polizia locale, Romano Mignani, che mette in luce la complessità del lavoro: «Non è un’attività banale», sottolinea, dal momento che è necessario verificare se una bicicletta sia davvero un relitto o soltanto temporaneamente inutilizzata, con lo scopo di evitare rimozioni improprie e tutelare sia i mezzi ancora in buone condizioni sia quelli il cui proprietario può essere rintracciato.

Un avviso sul mezzo

Se una bicicletta resta ferma, il tempo diventa decisivo. In caso di dubbio, gli agenti della Polizia locale lasciano un avviso sul mezzo: se dopo dieci giorni nessuno lo ha spostato, scatta la rimozione. È il primo passo di una filiera che oggi punta a trasformare l’abbandono in risorsa per contrastare l’inquinamento urbano.

L’intesa promette infatti ricadute concrete su più fronti. «Innanzitutto ambientali, per la riduzione dei rifiuti, ma anche sulla mobilità sostenibile», spiega l’assessora alla Sicurezza urbana Matilde Madrid. Rimettere in circolazione biciclette recuperate significa non solo ridurre gli sprechi, ma anche creare opportunità. I mezzi possono essere riparati attraverso percorsi di inserimento lavorativo e poi tornare disponibili tramite vendite a prezzi accessibili.

Un’iniziativa per ripensare l’uso delle risorse

«Non è una novità -spiega Vito Bernardo, vicepresidente de L’Altra Babelediverse associazioni se ne occupano da anni. Noi lo facciamo dal 2005». La differenza, oggi, sta nell’ampiezza e portata del progetto. Si sta indirizzando verso un approccio condiviso che coinvolge la comunità. Un’iniziativa che invita a ripensare l’uso delle risorse disponibili. Anche perché spesso, da biciclette ormai compromesse, si riesce a recuperarne almeno una funzionante: «Da tre bici se ne fa una», sintetizza Bernardo, ricordando come il riuso dei componenti sia quasi totale, fino allo smaltimento corretto dei materiali.

Non solo recupero: le biciclette diventano strumenti di inclusione

Per le realtà coinvolte, il patto rappresenta un’opportunità preziosa. Lo evidenzia Samuele Gardini di Csapsa, che a Porretta gestisce una ciclofficina sociale dedicata all’inserimento lavorativo di persone con disabilità. E mentre c’è chi punta sull’inclusione, altri guardano anche al valore educativo e culturale: Vitruvio, spiega Gabriele Bernardi, utilizzerà le biciclette rigenerate come strumenti per «divertirsi, crescere e conoscere il territorio».

Infine, c’è chi trasforma il recupero in un gesto di autonomia e libertà: l’associazione Salvaiciclisti, racconta Bartolomeo Sailer, insegna ad andare in bicicletta e dona i mezzi rigenerati alle donne migranti, restituendo loro mobilità e indipendenza.

(Fonte: Corriere di Bologna, Chiara Marchetti)

E tu cosa ne pensi?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *