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Curiosità sui portici di Bologna: i portici “extra urbani”

L’elemento architettonico dei Portici a Bologna è stato sviluppato nei secoli anche fuori dal centro storico, e qui vogliamo approfondire la storia di quattro di quelli più importanti

Curiosità sui portici extra urbani di Bologna
I portici extra-urbani di Bologna

Nel centro storico di Bologna, entro le Mura della terza cerchia, si snodano portici per più di trentacinque chilometri, ed abbia già parlato di alcune curiosità legate ai Portici ed approfondito alcuni di quelli lignei. La tipologia costruttiva di case porticate è stata mantenuta anche in molte costruzioni moderne, sia nel centro storico che fuori porta: addirittura uno di  loro, il portico del “treno” alla Barca, è fra quelli che hanno fatto attribuire ai Portici di Bologna il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Il portico del "Treno" della Barca a Bologna

Il Portico della Barca (© Lorenzo Burlando / Comune di Bologna)

Alcuni dei portici “extra urbani” di Bologna

I portici fuori di città, quando la città era tutta racchiusa dalle mura, furono cinque: tutte “fabbriche” di elevato valore religioso e civile:

  • Il  Portico di San Luca
  • Il  Portico della Certosa
  • Il  Portico degli Alemanni
  • Il  Portico dei Mendicanti
  • Il  Portico di Sant’Orsola

Il più noto ed importante è quello celeberrimo di San Luca, di cui abbiamo già parlato a più riprese. Ma anche gli altri quattro hanno storie importanti e questo è il momento giusto per approfondirle.

Il Portico della Certosa di Bologna

Non appena entrò in funzione il Cimitero della Certosa nel 1801 ci si avvide che raggiungerlo attraverso la via Sant’Isaia, con percorso tutto scoperto, non era agevole.

Il portico di San Luca lungo la via Saragozza consentiva un percorso più comodo, ma arrivava a qualche centinaio di metri  dalla Certosa. Un certo Dettamani, factotum e faccendiere, si fece promotore dell’iniziativa di costruire un portico di raccordo cha andasse dal Meloncello alla Certosa.

L’architetto Ercole Gasparini (1771-1829) lo progettò. Per la raccolta dei fondi necessari venne creata un’apposita “azienda” e il 16 settembre 1811 si tenne la cerimonia di posa della prima pietra. Il progetto prevedeva un portico di centosessanta arcate per raggiungere la Certosa, più altri sessanta archi realizzati come portico esterno del cimitero.

Il percorso era ritmato da diciotto archi di dimensioni leggermente maggiori, posti a cadenza regolare, a somiglianza di quanto avveniva con le Cappelle del Rosario per il portico di San Luca. Erano previsti anche tre archi monumentali. Uno all’inizio, all’incrocio con via Saragozza, un secondo all’incrocio con via Sant’Isaia ed il terzo in corrispondenza dell’attraversamento del Canale di Reno.

Immagine d'epoca del Portico della Certosa di Bologna

Immagine d’epoca del Portico della Certosa di Bologna (© Poppi / Comune di Bologna)

Targhe presenti e targhe assenti…

Nel 1834 era completato il tratto fino al canale di Reno, ma la scarsità dei fondi rese necessaria una semplificazione del progetto originario. Numerosi archi furono pagati da associazioni di artigiani (sarti, cocchieri, fabbri, ecc..); di questo resta traccia sulla parete del portico.

I lavori  poterono essere completati solo grazie al lascito del Prof. Valeriani che, morendo nel 1828, lasciò una cospicua somma a questo fine (altro lascito lo destinò per una scuola di disegno tecnico  che poi diventò l’Aldini-Valeriani). Ma del lascito di Valeriani non c’è traccia a ricordo nel portico

In corrispondenza degli Archi 66-67, oggi sotto la Torre di Maratona del Dall’Ara, furono fucilati l’8 agosto 1849 i garibaldini Ugo Bassi (del cui monumetno abbiamo già raccontato) e Giovanni Livraghi, come ricordano due lapidi.

In un altro arco sempre sotto la torre della Maratona dal 2009 una lapide ricorda Arpad Weisz, ebreo ungherese allenatore del Bologna e vincitore degli Scudetti 1935 e 1936 deportato e morto in campo di sterminio.

Il Portico della Certosa di Bologna

Il Portico della Certosa (© Lorenzo Burlando / Comune di Bologna)

Il Portico degli Alemanni

Questo portico è stato il primo costruito fuori dalle mura della città. Formato da 167 arcate è lungo 650 metri ed è volto a levante, verso la Romagna.
Fu innalzato fra il 1619 e il 1631 dai Carmelitani Scalzi, essendo Legato il cardinale Bernardino Spada, (vedi lapide commemorativa posta tra i numeri civici 49 e 51 di Via Mazzini), per collegare Porta Maggiore alla loro chiesa di Santa Maria Lagrimosa degli Alemanni e facilitare ai pellegrini il percorso verso di essa.

Tra il 1748 ed il 1749 gli Scalzi fecero riselciare la strada, già rettificata ed acciottolata per loro iniziativa nel 1660. La costruzione è impostata su un modulo semplice e funzionale, costituito da una volta a crociera, aperta sulla strada da un arco a tutto sesto sorretto da pilastri, e chiusa sul lato opposto da un muro continuo. Il portico degli Alemanni fu usato speso per alloggiarvi temporaneamente truppe di passaggio, con gravi danni alla costruzione.  Una lapide sotto la prima arcata e documenti d’archivio ricordano i restauri attuati nel 1717 e nel 1750, dopo la partenza dei soldati.

Nell’Ottocento questo portico fornì anche un servizio civile unendo la città col mercato bestiame, che si svolse nella attuale piazza Trento e Trieste fino al 1902. Oggi il portico è tutto inglobato in una serie continua di edifici; e altri edifici sono sorti dietro e ad essi si accede da passi carrabili. Sotto il portico una fila praticamente continua di negozi e portoni di accesso alle abitazioni.

Breve tratto del Portico degli Alemanni

Piccola parte del Portico degli Alemanni (© Comune di Bologna)

Il Portico dei Mendicanti

Il Convento di San Gregorio, nella attuale via Albertoni, era già presente nel 12° secolo. Nel convento, a partire dal 1563, fu ospitata l’Opera dei Mendicanti, e qui vennero portati processionalmente ottocento derelitti il 18 aprile di quell’anno.

Davanti al convento sorse nel 1667, su progetto di Bartolomeo Belli, un ampio portico che si collegava a quello degli Alemanni. Opera semplice  funzionale, con un unico elemento monumentale: l’arco iniziale presso la chiesa di San Gregorio. Oggi il portico, restaurato dopo anni di degrado, è parte del complesso ospedaliero Sant’Orsola-Malpighi.

Portico dei Menticanti con l'arco monumentale iniziale

L’inizio del Portico dei Mendicanti

Il Portico di Sant’Orsola

È il meno noto, anche perché non ne rimane traccia se non nelle vecchie mappe come quella settecentesca del Conti. Si snodava parallelo alle mura al di là del fossato e lungo la strada esterna delle stesse da via San Vitale verso sud. Fu abbattuto e sostituito con l’ingresso monumentale all’Ospedale Sant’Orsola (ora in disuso) sul Viale Ercolani, nel 1900.

Portico Sant'Orsola

Il Portico di Sant’Orsola nella mappa del Conti

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