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L’Ospedale della Vita e Ospedale della Morte

Ospedale di Santa Maria della Vita e Ospedale di Santa Maria della Morte. Perchè si chiamavano così, di cosa si occupavano e cosa ne resta oggi?

Il Portico della Morte
Il Portico della Morte

Nel centro di Bologna, proprio vicino a piazza Maggiore, c’è quello che tutti conoscono come Portico della Morte, e c’è una chiesa chiamata Santa Maria della Vita; due nomi che ci riportano all’Ospedale della Vita e della Morte.

Negli ultimi decenni del 1200 in via Clavature sorsero, ad opera di una Compagnia che si ispirava ai Battuti (“flagellanti”) di Raniero Fasani, una chiesa, un Hospitale (luogo di sosta e ristoro per i pellegrini e i viaggiatori), ed un ospedale: tutti intitolati a Santa Maria della Vita.

Nell’Ospedale della Vita confluì una precedente iniziativa caritatevole, quella di Suor Dolce, leggendaria figura di donna dedita alla assistenza ai malati.

La chiesa, mutata più volte nel tempo, la cupola in rame è del ‘700, la facciata è stata completata nel ‘900 dall’architetto Bertolazzi, c’è ancora; così come c’è l’oratorio della Compagnia, di belle forme cinquecentesche. L’ospedale invece no, non c’è più dal 1725. Ne incontreremo ancora le vicende.

Stemma della Compagnia della Vita in via Clavature (Wikipedia)

Stemma della Compagnia della Vita in via Clavature (Wikipedia)

Da Santa Maria della Vita a Santa Maria della Morte

Nel 1336 venne fondata, dalla secessione di alcuni confratelli della Compagnia della Vita, la “Compagnia dei Devoti dello Spedale di Santa Maria della Morte”.

Secessione non polemica: la nuova compagnia sorse per soddisfare un nuovo bisogno di ordine spirituale: il conforto ai condannati a morte. Cioè confortare i condannati a morte affinché morissero in grazia, e quindi pentiti. Anche in altre città si ricordano confraternite simili dette solitamente “della Buona Morte”.

Nel 1347 la confraternita, che aveva già una propria chiesa, fondò un ospedale, denominato di Santa Maria della Morte, che si estese progressivamente su tutta l’area dell’attuale isolato.

L’ospedale, che inglobò numerosi edifici sacri e privati preesistenti, era suddiviso in sezioni distinte riservate agli uomini, alle donne e ai feriti, oltre ad avere numerosi ambienti destinati ad uffici, alla spezieria, cioè la farmacia della Morte, e perfino una ghiacciaia.

Stemma Compagnia della Morte tra Via dell’Archiginnasio angolo Via Foscherari (Wikipedia)

Stemma Compagnia della Morte in Via dell’Archiginnasio angolo Via Foscherari (Wikipedia)

L’Ospedale di Santa Maria della Morte

Nei suoi ambienti si ebbe la ricomposizione dei corpi orrendamente straziati di molte vittime delle faide cittadine, da Antongaleazzo Bentivoglio, nel 1435, ai Marescotti uccisi da Ermes Bentivoglio nel 1501.

Qui venne fatta l’autopsia di Elisabetta Sirani dopo la sua morte, che sembrava avvenuta per avvelenamento ma che si rivelò causata da una ulcera gastrica perforata. Qui lavorarono medici insigni come Gaspare Tagliacozzi precursore della chirurgia plastica e Giovanni Antonio Galli.

Nei locali di quello che fu l’Ospedale Della Morte, che oggi praticamente è Palazzo Galvani, dalla seconda metà dell’800 c’è il Museo Civico Archeologico e una parte della biblioteca dell’Archiginnasio. Tutti i bolognesi conoscono poi il Portico della Morte in via Musei.

L’interessante “incrocio” tra Santa Maria della Vita e della Morte

Quindi, al centro della città, praticamente affacciati uno davanti all’altro, c’erano un ospedale intitolato a Santa Maria della Vita e uno a Santa Maria della Morte. Inevitabile che nella dizione corrente, e poi anche nei documenti, per brevità, diventassero l’Ospedale della Vita e l’Ospedale della Morte.

Ma è una invenzione moderna e scorretta dire che significassero rispettivamente dei curabili e degli incurabili; è un errore al quale si perviene per associazione ai due nomi, Vita e Morte, che fa pensare ad una sorta di “triage” ante-litteram, con codice bianco “Vita” e codice nero “Morte”.

“Vita” e “Morte”, quindi, come abbreviazioni delle intestazioni ufficiali. Anche perché per tutto il periodo in cui ambedue gli Ospedali furono attivi l’esito delle malattie non era certamente prevedibile. Si guariva o si moriva molto per caso (o per intervento della divina Provvidenza, per i credenti), essendo le cure mediche del tempo totalmente prive delle basi scientifiche su cui oggi si fonda la scienza medica.

Nel 1801 ambedue le istituzioni furono abolite con decreto napoleonico. I loro beni confluirono nel nuovo “Grande Ospedale Della Vita e Della Morte” in via Riva di Reno, in pratica quello che sarà l’Ospedale Maggiore in zona Palazzo dello Sport. Lì, già dal 1725 si era trasferito l’Ospedale della Vita.

E tu cosa ne pensi?

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