Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre tornerà in vigore l’ora solare in tutta Italia: alle 3:00 del mattino si sposteranno le lancette indietro di un’ora, garantendo 60 minuti di sonno in più e anticipando il tramonto.
L’imminente passaggio riapre la discussione sui reali benefici di questa alternanza stagionale, al centro dei dati emersi dalle indagini parlamentari e dalle analisi degli esperti di salute e nutrizione.
Quali sono gli impatti sulla salute e i reali risparmi energetici?
La transizione dall’ora legale all’ora solare non è priva di conseguenze fisiche: il cambio d’orario provoca un “mini jet lag” caratterizzato da sonnolenza, irritabilità, stanchezza e variazioni dell’umore, oltre a un incremento statistico di infarti, incidenti stradali e infortuni nei giorni immediatamente successivi.
Per mitigare questi disturbi, la nutrizione clinica suggerisce di consumare cibi ricchi di beta-carotene (come la zucca) abbinati a legumi e cereali integrali.
Sul versante dei consumi, come riportato sul Sole 24 Ore nell’articolo firmato da Mariolina Sesto, l’audizione dei tecnici e i dati di Terna indicano che l’attuale regime produce un risparmio di circa 302 GWh all’anno, ma evidenziano anche come i benefici energetici si siano progressivamente ridotti nell’ultimo ventennio a causa della capillare diffusione delle tecnologie LED e dell’illuminazione ad alta efficienza.
Settori divisi e proposte della Camera: cosa succede ora?
Il quadro economico e sociale presenta forti divergenze: mentre i comparti del commercio e del turismo vedrebbero con grande favore l’ora legale permanente per via delle maggiori ore di luce serale e della sicurezza urbana, settori come l’agricoltura, l’edilizia e il turismo montano segnalano forti criticità, dato che nei mesi invernali l’alba slitterebbe a dopo le 9:00 del mattino.
Alla luce di queste evidenze, il documento conclusivo approvato all’unanimità dalla X Commissione della Camera dei Deputati (promosso dal deputato Andrea Barabotti) boccia il doppio cambio stagionale e propone l’avvio di una fase di sperimentazione su un ciclo completo, sollecitando al contempo un’iniziativa di coordinamento guidata dall’Italia presso le sedi europee per evitare di frammentare i regimi orari all’interno del mercato unico.
