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Il mercato del vino soffre: crollo dei consumi ed eccedenze record

Calo di vendite e scorte record mettono a rischio il comparto enologico nazionale: le strategie del settore per fronteggiare la crisi e proteggere il valore del made in Italy.

Crisi vitivinicola
Immagine generata con AI (@Radiabo)

Il comparto vitivinicolo italiano sta attraversando una fase di crisi e trasformazione profonda, segnata da un disequilibrio che minaccia la tenuta dell’intero sistema.

Come documentato da Rosaria Amato su la Repubblica, il settore vive un paradosso allarmante: la produzione di vino supera costantemente la domanda, saturando le cantine con enormi eccedenze che non trovano sbocco sul mercato e imponendo alle imprese strategie di sopravvivenza inedite per evitare un effetto valanga che abbatterebbe il valore di intere denominazioni.

L’istantanea della crisi e le concause

Il cuore del problema risiede in un divario crescente tra le bottiglie prodotte e quelle consumate, con giacenze che a maggio 2026 hanno superato i 53 milioni di ettolitri, un picco mai raggiunto dal 2022.

Il peso di questa congiuntura è aggravato da un profondo mutamento culturale: emblematico è il caso degli Stati Uniti, dove, citando un sondaggio Gallup, il presidente dell’Unione Italiana Vini (Uiv) Lamberto Frescobaldi ha evidenziato come per la prima volta nel 2025 «oltre la metà dei cittadini americani […] dichiara di avere una percezione negativa del consumo di alcol».

Una disaffezione confermata da Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, che inquadra il fenomeno come una crisi d’identità:

«Oggi i giovani si avvicinano sempre meno a questo prodotto. […] È venuta meno quella cultura del vino che un tempo nasceva in famiglia, quando sulla tavola c’era sempre una bottiglia».

Per tamponare l’eccesso di stock, il mercato reagisce con il declassamento dei vini di pregio — da Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) a Doc (Denominazione di Origine Controllata) o Igt (Indicazione Geografica Tipica) — o con soluzioni creative, come il progetto della Regione Piemonte che punta a trasformare l’eccedenza di vino rosso in aceto, creando una filiera di recupero a chilometro zero.

Come rilanciare?

Di fronte a tale scenario, la parola d’ordine deve essere adattamento.

La strategia non può più limitarsi a rincorrere le emergenze, ma deve puntare a un riequilibrio tra offerta e domanda reale.

Le soluzioni prospettate da Frescobaldi sono drastiche: occorre una riduzione dei volumi, poiché «nelle attuali condizioni di mercato anche una vendemmia di 44 milioni di ettolitri non è più sostenibile» e il rafforzamento della competitività dell’offerta italiana sui mercati globali.

Serve, dunque, una visione a lungo termine e che superi i campanilismi, perché, come conclude Frescobaldi, «Meglio prendere una decisione sbagliata che nessuna decisione».

Solo un’azione coraggiosa e consapevole delle nuove abitudini potrebbe permettere al mercato vitivinicolo italiano di tornare protagonista di una cultura del “bere bene”, preservando il proprio valore e le proprie eccellenze prima che il mercato, nella sua spietata logica, completi il processo di svalutazione.

E tu cosa ne pensi?

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