Seguici su

Ciao, cosa stai cercando?

Cronache

Social media, minori e dipendenza: la sfida educativa

Allarme per l’impatto delle piattaforme di rete sui giovani: tra maxisanzioni ai colossi tech e leggi bloccate, la tutela dei giovanissimi richiede nuove strategie educative.

Social Media
Fonte: Depositphotos

La dipendenza da smartphone e piattaforme web sembra avviluppare le nuove generazioni e il rapporto tra social media e minori torna al centro del dibattito tra aule di tribunale, interventi educativi e norme in stallo.

Sulle pagine de la Repubblica, i servizi firmati da Giulia Boero ed Elisabetta Berti compongono un quadro allarmante e complesso su questo fenomeno, mostrando come la difesa dei più giovani richieda strategie ben più profonde della semplice proibizione.

Il caso Italia: i dati dell’allarme

A guidare l’offensiva giudiziaria sono gli Stati Uniti: un giudice del New Mexico ha sanzionato Meta per 942 milioni di dollari per i danni provocati ai minori, destinandone tre quarti alla salute mentale e imponendo di nascondere il contatore dei “mi piace”.

Un segnale forte contro piattaforme progettate come «versioni digitali delle slot machine […] dove lo scroll infinito elimina ogni punto di interruzione naturale».

In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità stima 100mila adolescenti a rischio dipendenza.

Per Gabriele Sani, ordinario di psichiatria alla Cattolica, i nativi digitali sono i più vulnerabili poiché «non conoscono le possibilità relazionali che esistevano prima […] considerano una vita mediata dai social come l’unica normalità possibile».

A ciò si aggiunge il paradosso del Censis: il 90,4% dei ragazzi ha uno smartphone entro i 12 anni, ma l’Italia brancola nel buio normativo con il ddl 1136 per vietare i social agli under 15 bloccato dopo continue marce indietro.

Gli esperti concordano che il problema nasca quando «i ragazzi ricorrono al telefono come fanno gli adulti […] per riempire vuoti di tempo».

Oltre i divieti: la risposta di “Discover” e l’educazione digitale

Per arginare l’emergenza serve un’alleanza tra scuola e famiglie.

Nell’intervista di Elisabetta Berti, la sociologa Ester Macrì presenta Discover-Fuori dal guscio, centro fiorentino che punta su una disconnessione guidata:

«Non costringeremo a consegnare il telefono. Proporremo […] attività alternative che stimolino interessi diversi […] e corsi per usare la tecnologia in modo attivo».

L’obiettivo finale non è reprimere, ma educare gli adolescenti a riappropriarsi delle relazioni reali.

E tu cosa ne pensi?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *