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Ristorazione in Emilia-Romagna: stipendi su, resta il nodo contratti

Aumentano i salari di cuochi e camerieri in regione, ma tra contratti fai-da-te e lavoro in nero il settore deve ancora cambiare passo.

Ristorazione
Fonte: Depositphotos

I dati recenti sul settore della ristorazione in Emilia-Romagna mostrano una crescita incoraggiante per gli stipendi dei lavoratori.

L’evoluzione del mercato locale evidenzia tuttavia dinamiche contrastanti tra l’aumento delle retribuzioni offerti dalle imprese e le criticità relative alla trasparenza contrattuale.

Stipendi in salita e più trasparenza: i dati dell’Osservatorio

Secondo quanto riportato nell’articolo firmato da Chiara Marchetti per il Corriere di Bologna, l’Osservatorio Restworld evidenzia che in Emilia-Romagna gli stipendi della ristorazione sono saliti del 4,5% rispetto a un anno fa, raggiungendo una media di 1.867 euro netti al mese.

La figura più retribuita è il responsabile di cucina (2.316 euro netti), seguito da responsabili di sala e cuochi capo partita. Le opportunità si concentrano principalmente tra Bologna, le maggiori città e la riviera romagnola.

A livello nazionale, emerge inoltre una maggiore trasparenza: la quota di annunci che indica lo stipendio lordo è passata dal 7% al 53%.

Come commenta l’amministratore delegato di Restworld, Luca Lotterio, «le imprese non competono più soltanto sullo stipendio, ma anche sulla qualità del lavoro che riescono a offrire. La direzione è quella giusta, anche se il percorso è ancora lungo».

Nonostante i dati positivi, restano nodi irrisolti sul piano contrattuale e della legalità.

Sonia Sovilla della Filcams Cgil Bologna sottolinea che, pur essendo queste figure molto ricercate, «il contratto nazionale è solo un punto di riferimento, poi ognuno procede a contrattazioni private. Non esiste una contrattazione collettiva di secondo livello che alza i salari per tutti, di conseguenza ognuno fa per sé».

La sindacalista evidenzia inoltre la presenza di sommerso: «È vero che nei pubblici esercizi i salari sono bassi e le ore sono poche, ma spesso chi ha un contratto da 20 ore ne lavora 40 e il resto lo prende a nero».

Un protocollo condiviso per tutelare il settore

Per superare queste criticità e tutelare lavoratori e imprese, i sindacati si sono seduti a un tavolo di confronto con la Città metropolitana e le associazioni datoriali.

L’intento comune è definire entro novembre un protocollo condiviso in grado di garantire stabilità, trasparenza e un effettivo salto di qualità per tutto il settore.

E tu cosa ne pensi?

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