Dopo qualche settimana continuano a preoccupare gli strappi e le ferite lasciate nell’economia dalla guerra in Medio Oriente. Dalla chiusura dello stretto di Hormuz, che era una delle principali fonti di gas e petrolio mondiali, gli stati più colpiti sono sicuramente USA, Francia e Italia. Due anni fa, i tre stati importavano complessivamente risorse per 47 miliardi di dollari: numeri impressionanti che lasciano supporre conseguenze importanti.
Le restrizioni sul carburante colpiscono anche Bologna
La preoccupazione riguardante l’assenza di carburante è parecchia, specialmente tra le aziende internazionali che hanno creato un impero sui trasporti. Così, in quattro aeroporti italiani sono scattate le prime limitazioni e il Marconi di Bologna ne subirà le conseguenze quantomeno fino al 9 aprile.
Air BP Italia, uno dei principali fornitori, invita tuttavia i colossi a restare tranquilli. Alcune delle difficoltà sarebbero legate alla maggiore affluenza negli scali durante le vacanze pasquali, che vedono un traffico aereo intensissimo di vacanzieri. Insomma, per ora niente paura anche se, dovesse continuare il blocco nel golfo, le conseguenze si vedrebbero già tra pochi mesi.
Cosa cambia per la città
Per ora, le limitazioni non comportano gravi conseguenze. A Bologna, così come nei tre scali veneti di Verona, Treviso e Venezia, la priorità sarà data all’eliambulanza e ai voli a lunga scala. Per le tratte inferiori alle tre ore di viaggio, invece, il limite sarà fissato a 2.000 litri di carburante.
Il futuro in bilico
Ryanair stessa, che ai turisti dal Marconi offre circa 60 diverse mete, ha emesso un comunicato. «Non prevediamo carenze di carburante nel breve termine, ma la situazione si evolverà. Al momento i nostri fornitori possono garantire carburante fino alla seconda metà di maggio».
Insomma, se la guerra dovesse continuare fino alla fine di questa primavera, il rischio che alcuni aeroporti perdano tratte e turisti è tutt’altro che nullo. I turisti stessi sono avvertiti: prenotate le vostre vacanze il prima possibile, altrimenti il rischio di perdere i collegamenti internazionali è più vivo che mai.
