Ci sono episodi che, nel mondo della musica, finiscono per diventare simbolici, quasi mitologici. È il caso della vicenda che lega Riccardo Bertoncelli a Francesco Guccini, nata da una recensione feroce e trasformata, nel tempo, in un’amicizia sincera. Una storia che racconta non solo un confronto tra artista e critico, ma anche il clima culturale di un’epoca e l’evoluzione della canzone d’autore italiana.

Francesco Guccini (©Francesco Guccini)
Guccini, l’Avvelenata e una critica diventata immortale
Nel 1975, Bertoncelli, allora giovane firma del mensile Gong, recensì in modo durissimo l’album “Stanze di vita quotidiana” di Guccini. Un giudizio che non passò inosservato e che il cantautore decise di restituire pubblicamente attraverso una delle sue canzoni più celebri, “L’Avvelenata”. In quel brano, destinato a diventare iconico, il nome del critico venne inserito in un verso rimasto nella memoria collettiva. Un attacco diretto, senza filtri, che oggi verrebbe definito “dissing”, ma che all’epoca rappresentava una forma autentica di confronto artistico. La forza di quelle parole ha attraversato i decenni, tanto da essere recentemente ripresa anche nella scena musicale contemporanea.
«Trovai il suo numero sull’elenco…»: la pace a Bologna
Quella tensione, però, non rimase irrisolta. Fu lo stesso Bertoncelli a cercare un chiarimento, in un gesto che oggi appare quasi d’altri tempi: «Trovai il suo numero sull’elenco, lo chiamai e arrivai alla mitica via Paolo Fabbri 43. E diventammo amici». Un incontro diretto, senza mediazioni, che segnò l’inizio di un rapporto diverso. Non solo un confronto, ma una vera amicizia, fatta anche di collaborazioni e dialoghi pubblici. Bologna, in questo senso, diventa il luogo simbolico di una riconciliazione che supera la polemica.
Bologna crocevia culturale e laboratorio creativo
Il legame tra Bertoncelli e Bologna non si esaurisce con l’incontro con Guccini. Alla fine degli anni Settanta, la città diventa un vero laboratorio culturale, ancora attraversato dall’energia dei movimenti studenteschi del ’77. È qui che prende forma la rivista “Musica 80”, un progetto editoriale innovativo che univa musica, cinema, arte e letteratura. Tra i protagonisti di quell’esperienza figuravano personalità come Franco Berardi “Bifo”, Maurizio Torrealta e Renato De Maria, insieme al collettivo grafico Traumfabrik.
