Abbiamo parlato più volte della Basilica di San Luca e dell’importanza storico religiosa della Madonna di San Luca nella vita della città ma ogni bolognese, sia credente che agnostico, ha con lei un suo legame particolare fatto di ricordi, momenti particolari, suggestioni.
Ad esempio, quanti di noi hanno in un momento particolare fatto la promessa: “Se la tal cosa va bene, vado a San Luca a piedi?”. E la “tal cosa” poteva essere una interrogazione o un esame, o il buon esito di una vicenda calcistica o altro ancora. Personalmente due ricordi mi seguono fin da bambino: una leggenda e alcuni versi.
Un miracolo della Madonna di San Luca
La leggenda è la seguente, e parla grosso modo di un miracolo: in un giorno dell’Ascensione di tanti anni fa scoppiò un grande temporale e la processione per il ritorno della immagine fu rimandata al giorno seguente.
Ma l’indomani la icona era scomparsa. Ansiosa di “ritornare a casa” la Madonna era miracolosamente “risalita da sola al santuario, sotto la bufera, protetta dagli alberi che erano ai lati della strada e che avevano piegato le cime su di lei formando un lunghissimo tunnel che ispirò poi la costruzione del portico”.

La cosiddetta “Madonna Grassa” del portico di San Luca (Biblioteca Salaborsa)
La cosiddetta “Madonna Grassa”
Il secondo ricordo è invece legato all’attacco di una poesia riguardante la cosiddetta “Madonna Grassa” che ho solo recentemente ritrovato. Ma prima di parlare della poesia, parliamo della statua.
All’altezza del 170° arco del porticato, a circa metà strada fra Porta Saragozza e il Meloncello, nell’unico tratto del portico di pianura oggi ancora libero da costruzioni, venne collocata in una nicchia dell’inizio del ‘700 a cura dei nobili Monti-Bendini una scultura di Ferreri; una madonna con Bambino.
Forse a causa dell’ampio panneggio della veste, o chissà per quale altro particolare motivo, venne popolarmente battezzata “la Madonna Grassa” e da allora è una sosta obbligata per chi sale al Santuario in pellegrinaggio.
La filastrocca della “Madonna Grassa”
Fin da bambino ricordavo all’incirca questi versi: ”In antico, una mattina / non so dirvi come fu / la Madonna Bizantina / con il piccolo Gesù / volle farsi cittadina / e dal Colle venne giù”.
Recentemente, all’interno del libro di Athos Vianelli “Leggende Bolognesi”, ho ritrovato la parte finale che non ricordavo più: ”Ma, passato il Meloncello,/ non so dirvi come andò / che Maria col Bambinello / in un subito ingrassò / e al riparo di un cancello / fatta gesso, si fermò. / Chi ne accusa l’aria bassa / che di nebbie aduggia il pian / o il polmone che s’ingrassa / dei ragù, che in aria van: / sia che vuol “Madonna Grassa” l’han chiamata i Petronian”.

Carlo Zangarini (Archivio storico Ricordi)
Sono versi scherzosi e gentili del bolognese Carlo Zangarini, poeta e librettista (per Puccini, Zandonai e Wolf-Ferrari) autore anche della celeberrima poesiola-tormentone della pubblicità della bolognese Idrolitina di inizio ‘900 poi ripresa dai primi Carosello:”Diceva l’oste al vino: tu mi diventi vecchio / ti voglio maritare all’acqua del mio secchio. / Rispose il vino all’oste: fai le pubblicazioni / sposo l’Idrolitina del cavalier Gazzoni”.
Ricordi, collegamenti, aneddoti e piccole (ri)scoperte a “Bologna e dintorni“…
