Fra la scalinata del Pincio e la stazione delle autocorriere si vedono i ruderi di un edificio alto e diroccato; è quanto resta della Rocca di Galliera, area fortificata a ridosso delle mura. I bolognesi, ormai, non ci fanno neanche più caso.
La Rocca di Galliera in pratica era una cittadella militare come, internamente od esternamente alla cinta muraria, avevano molte città in epoca medievale. Ciò che vediamo sono i resti della Rocca di Galliera che fu distrutta dai bolognesi nel 1511. Per la quinta volta.
Cioè, cinque volte, qualcuno (un Papa), costruì una cittadella fortificata a Bologna nella zona di Porta Galliera e cinque volte i bolognesi la abbatterono. Come esempio di ostinazione da ambo le parti non c’è male…
La storia di Bologna regala sempre delle piccole perle. Ma andiamo per ordine.

I resti della Rocca di Galliera (© Wikipedia)
La prima distruzione della Rocca di Galliera
Siano nel 1327. Il papa, Giovanni XXII, sta ad Avignone, ma vuole riprendere il controllo dei suoi territori italiani che si stanno spezzettando sotto tanti signorotti locali.
Invia il Cardinal Bertrando del Poggetto, suo nipote, che viene accolto bene a Bologna che è in grande crisi politica dopo che a Zappolino, due anni prima, ha subito una grande sconfitta ad opera dei modenesi.
Bertrando ha bisogno di una forte base operativa in Italia e per ingraziarsi i bolognesi annuncia che Bologna sarà la nuova sede del Papato al posto della corrotta Avignone, prima del ritorno definitivo a Roma.
Inizia così la costruzione nei pressi di Porta Galliera di un grande edificio, la futura sede papale. Ma ben presto i Bolognesi si accorgono che in realtà si tratta di una grande fortezza (200 x 300 passi) e per di più approntata non per difendere la città, ma per difendersi dalla città!

Resti della Rocca di Galliera (Pianta di Bologna, dal Bleau – XVII Secolo)
L’assedio dei bolognesi a Bertrando del Poggetto
I bolognesi, insofferenti all’idea di un dominio diretto della Chiesa sulla città, si ribellano. Guidati dai Gozzadini, il 28 marzo 1334 espugnano il castello, cacciano il cardinale, e distruggono la Rocca. E uno.
Si ricorda che l’assedio al castello fu condotto anche con “armi improprie”: i bolognesi lanciarono per giorni con le catapulte dentro al castello ogni sorta di immondizie e letame e questo contribuì alla resa. L’episodio diventò la leggendaria “battaglia della merda”.
La seconda distruzione della Rocca di Galliera
Nel 1404 il Cardinal Legato Baldassarre Cossa fa ricostruire, in dimensioni meno vaste, la rocca. Nel 1411 però arriva la rivolta guidata da Pietro Cozzolino, con la conseguente resa della Rocca di Galliera e la restaurazione del governo popolare. Abbattimento a furor di popolo della seconda rocca. E due.
La terza distruzione, Cossa ci riprova…
Ma già ne 1414, Cossa, diventato antipapa Giovanni XXIII, ci riprova. Viene così eretto il terzo castello, ma anche questa volta dura poco. Solo due anni dopo, nel 1416, c’è una nuova insurrezione contro il prelato, un nuovo assedio alla rocca e una sua nuova distruzione. E tre.

Palle da bombarda trovate ed esposte vicino ai resti della Rocca di Galliera
Il quarto tentativo, Papa Eugenio IV
Si passa al 1435, quando Papa Eugenio IV fa ricostruire nuovamente la Rocca. Sono anni molto turbolente, ma appena c’è l’occasione, i bolognesi la colgono al volo e distruggono ancora una volta la rocca. E quattro.
L’ultimo tentativo, la quinta costruzione e distruzione
Nel 1507, Papa Giulio II, dopo la fuga dei Bentivoglio, si impossessa della città e subito ordina la ricostruzione della Rocca di Galliera, in grande stile. Ma nel 1511 l’effimero ritorno dei Bentivoglio a Bologna, porta quantomeno l’ennesima distruzione della rocca. E cinque!
La serie finisce qui: mai più il Papa-Re fece costruire fortificazioni contro i suoi sudditi bolognesi.
Questa la storia della Rocca di Galliera “…cinque volte levata contro la libertà bolognese, cinque volte dal popolo atterrata”, come scrisse il Carducci.

Lapide in via Indipendenza che ricorda le distruzioni della Rocca di Galliera
Il ricordo del fallimento e i resti della Rocca ai nostri giorni
A scanso di pericolosi fraintendimenti e per non riaccendere ricordi pericolosi, quando nel ‘600 si rese necessario dotare la città di una “cittadella” per usi militari, la si costruì nei pressi di Porta Maggiore… si evitò così una nuova distruzione.
Oltre ai ruderi visibili qualcosa sopravvive dell’antico fortilizio. Durante scavi effettuati per l’abbassamento del piano stradale nei pressi di porta Galliera, nel 1896, sono trovate 70 palle per bombarde di macigno e arenaria del peso di circa 30-40 kg. Sono probabilmente avanzi del castello fatto costruire da Giulio II.
Pochi anni dopo sotto l’edificio di via Indipendenza 69, fatto costruire dai Maccaferri come loro abitazione fu ritrovato un locale che altro non è che la “conserva” (o ghiacciaia) della antica fortezza. Quel palazzo ospitò il ritrovo più importante della città (l’Eden) diventò poi la sede della Società Bolognese di Elettricità, poi la sede dell’Enel e oggi ospita l’albergo “I Portici”.
Oggi, la ghiacciaia, ospita cene eleganti ed eventi, e nel corso della Seconda Guerra Mondiale adibita a rifugio.

L’ex ghiacciaia della Rocca, oggi all’interno dell’hotel I Portici (© Hotel I Portici)
