James Cameron riapre le porte di Pandora e lo fa con Avatar: Fuoco e Cenere, terzo capitolo del franchise che approderà nelle sale italiane il 17 dicembre con Disney. Un ritorno attesissimo e forte dell’eredità del primo film del 2009, capace di conquistare 2,9 miliardi di dollari. Da non dimenticare che è stato il titolo di maggior incasso della storia del cinema.
Fuoco e Cenere, un’indagine sulla sofferenza e sul trauma
La nuova storia riparte a breve distanza dagli eventi di Avatar: The Way of Water, film uscito nel 2022. Al centro, ancora una volta, la famiglia Sully: Jake, l’ex marine diventato leader Na’vi, interpretato da Sam Worthington, e Neytiri, la guerriera cui dà corpo e voce Zoe Saldana. I due devono fare i conti con la tragedia più devastante: la perdita del figlio Neteyam, ucciso nello scontro con il Popolo del Cielo della RDA, determinata a colonizzare il mondo blu di Pandora.
Ma Fuoco e Cenere non è soltanto un capitolo narrativo, diventa un’indagine sulla sofferenza e sulla capacità di rialzarsi, una riflessione sul ciclo di violenza innescato dall’odio e sulla necessità, oggi più che mai evidente nel nostro mondo, di reprimerlo e disprezzarlo. È lo stesso Cameron a sottolinearlo, ricordando come il film esplori il trauma, la perdita e il lento, complesso processo di guarigione.
Neytiri, tra dolore e rinascita: il racconto di Zoe Saldana
Un percorso emotivo e introspettivo che l’attrice Zoe Saldana racconta con intensità dalla conferenza stampa globale tenutasi a Parigi. «Le scene di grande dolore sono tra le più difficili da girare», confessa l’attrice. «Neytiri vive attraverso il corpo e il cuore: non pensa, sente. Interpretare la sua sofferenza significa attraversarla fisicamente, e questo è profondamente doloroso».Eppure, proprio questa immersione totale è ciò che l’ha trasformata: «Il viaggio di Neytiri mi ha costretto a lasciare andare ogni cinismo. Ho indossato la sua pelle e provato tutte le sue emozioni». Un racconto che promette di colpire non solo per la potenza visiva, ma per la sua capacità di parlare, attraverso Pandora, alle ferite del mondo reale.
Il ritorno di Spider
Nel nuovo capitolo di Avatar torna anche Spider, interpretato da Jack Champion: il figlio umano adottivo di Jake e Neytiri, nato nella base militare di Pandora e cresciuto nella giungla, un ragazzo la cui incolumità continua a essere una delle grandi preoccupazioni della famiglia Sully. È con lui che il gruppo intraprende un viaggio destinato a essere bruscamente interrotto dall’arrivo del Popolo della Cenere, guidato dalla temibile Varang.
Sam Worthington: «In quella foresta, la famiglia supera il suo Rubicone»
Sam Worthington torna nei panni di Jake e ci anticipa uno dei momenti più sorprendenti del film: «C’è una scena nella foresta con il mio personaggio, Neytiri e Spider che non ti aspetti di vedere in un blockbuster. È il Rubicone di questa famiglia». L’attore sottolinea come, accanto allo spettacolo visivo, all’azione e all’avventura, il film scelga di dare spazio a momenti più intimi e complessi. «La vera forza di questo capitolo — afferma — è permettere a scene così di esistere, lasciando loro il tempo e il respiro necessari all’interno della storia».
L’ingresso rivelatore sul set di Oona Chaplin
Per dare voce e corpo alla nuova antagonista, James Cameron ha scelto Oona Chaplin, nipote di Charlot, che in Avatar: Fuoco e Cenere stringe un’alleanza ferale con il colonnello Miles Quaritch di Stephen Lang, unendo le forze per annientare i Na’vi. Il suo ingresso sul set è stato un momento rivelatore. «Quando ho messo piede sul set per la prima volta, si respirava un autentico senso di famiglia», racconta Chaplin. «Vedevo persone che si fidavano l’una dell’altra, che si incoraggiavano, si mettevano alla prova, si ispiravano. Un luogo in cui ci si sentiva al sicuro». Un’esperienza che l’attrice definisce trasformativa: «Sarò per sempre grata per l’enorme regalo che Avatar è stato per la mia vita».
Sigourney Weaver nei panni di Kiri e il tema ambientale
Tra i ritorni più attesi c’è quello di Sigourney Weaver, che questa volta interpreta l’adolescente Kiri, figlia biologica dell’avatar della dottoressa Grace Augustine, lo stesso personaggio che l’attrice aveva incarnato nel primo film prima della sua morte. Kiri, dotata di una profonda connessione con Eywa, diventa il simbolo più potente del messaggio ecologista che attraversa l’intero franchise.
Un tema, quello ambientale, che Weaver considera urgente e non più rimandabile: «L’oceano sta soffrendo, e senza di esso non potremo sopravvivere», avverte. «È una questione che dovrebbe essere affrontata da tutte le nazioni. Qualcosa si sta muovendo, ma gli Stati Uniti sembrano non voler partecipare».
(Fonte: Quotidiano Nazionale, Gabriele Canè)
