Negli ultimi vent’anni la popolarità di J.R.R. Tolkien è aumentata in modo importante, alimentata dal successo planetario della trilogia cinematografica di Peter Jackson che ha raggiunto anche chi non aveva letto i libri del Professore. L’aumento di visibilità delle sue opere ha anche riportato in essere uno scontro politico (già presente in passato) che ha portato molti a tentare di “tirare per la giacchetta” Tolkien e il suo pensiero, per fini ideologici.
Un articolo a firma di Giorgio Ballario uscito su “il Giornale” analizza come il saggio di Rick DuFer, intitolato Il pensiero incoraggiante. Tolkien in difesa del presente, cerchi di restituire l’opera al suo significato originario.

“Il pensiero incoraggiante” di Rick DuFer
Il “caso nazionale” e le contese politiche
Per decenni, in Italia, Tolkien è stato snobbato dalla cultura ufficiale, approdando nelle librerie solo nel 1970 grazie all’editore Rusconi, dopo essere stato bocciato da Mondadori nel 1962 su parere di Elio Vittorini. Storicamente rivendicato dalla destra giovanile (si ricordino i “Campi Hobbit” degli anni Settanta), ma anche il creatore della Terra di Mezzo è oggi al centro di una nuova contesa.
Recentemente, infatti, anche la sinistra ha manifestato la volontà di “riprendersi” Tolkien, attraverso riletture neo-marxiste del collettivo Wu Ming o dichiarazioni di leader politici come Elly Schlein. In molti, vedono anche una vicinanza alle istanze dei movimenti Green e Slow.
Peccato che, così come per la destra nel ’70, anche questi tentativi di impossessarsi di Tolkien e del suo mondo siano completamente sbagliati e dimostrino quando poco si sia capito degli insegnamenti del Professore.

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Rick DuFer: Liberare Tolkien dai pregiudizi
Nel suo nuovo libro, il filosofo e divulgatore Rick DuFer (Riccardo Dal Ferro) fa finalmente chiarezza sulle interpretazioni forzate. Secondo DuFer, Tolkien è stato piegato a dottrine gnostiche, trasformato in icona religiosa o in ateo, e vittima di esegesi politiche fantasiose.
Le interpretazioni criticate includono:
- Visioni di destra: Che enfatizzano un conservatorismo retrogrado o reazionario, e anche visioni “cameratesche” forzate.
- Visioni di sinistra: Dove gli Hobbit diventano icone della decrescita felice e gli Ent rappresentano l’ecologismo contro il progresso.
DuFer sottolinea come queste siano interpretazioni di parte che utilizzano solo ciò che serve alla propaganda, tralasciando la complessità dell’uomo e dello scrittore.

Gandalf davanti a Casa Baggins (© John Howe)
La critica alle produzioni moderne
Il saggio non risparmia le recenti trasposizioni mediatiche, come la serie The Rings of Power o il film d’animazione La guerra dei Rohirrim. Rick DuFer accusa queste produzioni di trasformare l’opera in un “brodo politicamente corretto”, alterando personaggi chiave per rispondere a necessità narrative moderne (come l’inserimento forzato di figure femminili “forti”) e cancellando la dimensione del divino presente nei testi originali.
Su una cosa, però, forse DuFer inciampa: difficile dire che in Tolkien non esistano figure femminili forti. Come descrivere la Galadriel della Seconda Era o la Luthien che ruba il Silmaril dalla corona di Morgoth se non come figure femminile forti?

Beren e Luthien (© Alan Lee)
Tolkien: un manuale contro il nichilismo
L’invito finale di DuFer è quello di riscoprire Tolkien come uno straordinario manuale contro il nichilismo avanzante. In un’epoca dominata da algoritmi e intelligenze artificiali, le cronache della Terra di Mezzo offrono strumenti per riconoscere gli “Spettri dell’Anello” e il “Signore Oscuro” nella nostra quotidianità, illuminando la via dei lettori proprio come il pensiero incoraggiante fece con Frodo.
Non solo, Tolkien è maestro nel mostrare come non vi sia un male o un bene assoluto, e che il nostro destino è plasmato dalle nostre scelte. Per questo è inutile “tirarlo per la giacca”, perché la sua profondità non è fatta per una banale dicotomia “noi/voi”, “destra/sinistra”.
