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Torri di Bologna – Cosa sono, quando e come vennero costruite?

Le Torri di Bologna: cosa sono, quando e come vennero costruite? Un breve riassunto per contestualizzare uno degli elementi architettonici più conosciuti ed importanti della città di Bologna

Le torri di Bologna - Cosa sono, quando e come vennero costruite?
Le torri di Bologna - Cosa sono, quando e come vennero costruite? (Immagine generata da IA)

Nel Medioevo, una delle costruzioni più caratteristiche delle città italiane furono le torri, e Bologna è stata una delle realtà in cui se ne sono costruite un numero davvero elevato.

Inizialmente le torri gentilizie medievali svolsero due funzioni: rifugi d’emergenza e, insieme, strumenti di controllo del territorio e avvistamento. Erano strutture massicce e compatte, con pareti diritte e in basso rafforzate spesso da muri a scarpa. In genere erano quasi sprovviste di aperture, se si eccettuano le feritoie.

Gli ingressi che vediamo oggi alla base delle torri sono di molto posteriori; furono aperti quando le torri avevano perduto la loro funzione originaria.

Quando furono costruite le Torri a Bologna?

C’è una leggenda che dice che la prima torre costruita a Bologna fu quella dei Rodaldi nel 975. Il periodo nel quale le torri furono costruite va all’incirca dal 1050 al 1270 circa. Il periodo turrito è il periodo della cosiddetta “Lotta per le investiture”, cioè quando si decise chi avesse il potere di nominare i vescovi tra il Papa e l’Imperatore.

Le tensioni politiche e sociali che si produssero verso la fine di questa epoca avrebbero indotto le famiglie più ricche, quelle maggiormente coinvolte nelle lotte tra filo-imperiali e filo-papali, a costruirsi una torre come strumento di difesa o di offesa. Inoltre, la ripresa economica di quei tempi rendeva necessaria la presenza in città dei magnati.

Sparito il potere del Conte (un parente di Matilde da Canossa cacciato nel 1115 con la distruzione del suo Castello), non c’era ancora un vero e proprio potere del Comune. Ogni famiglia potente si costruiva in città una torre, una sorta di castello urbano, solo a scopo militare.

La torre è espressione di potere, uno “status symbol” oltre che strumento di difesa e/o offesa. Non era nata come un’abitazione: la porta è in alto e vi si giunge dai tetti delle case sottostanti con scale retrattili. Le torri delle famiglie amiche sono vicine e si raggiungono con passerelle di legno.

Veduta del centro di Bologna e di alcune torri (Frank Wesneck - Pexels)

Veduta del centro di Bologna e di alcune torri (© Frank Wesneck – Pexels)

Le Torri: dall’uso difensivo a quello abitativo

Tali costruzioni erano adatte alla difesa in un periodo precedente allo sviluppo dell’artiglieria, quando ci si difendeva prevalentemente con armi da lancio e si rendeva quindi necessaria un’azione dall’alto. La destinazione difensiva richiedeva l’uso delle merlature, dei beccatelli e dei ballatoi per la ronda, soprattutto nelle torri dei castelli o delle rocche. In queste ultimi casi spesso le torri potevano essere utilizzate come armerie o come prigioni.

Lo spazio interno della torri era esiguo (una serie di ambienti uno sopra l’altro di pochi metri quadrati). Si guadagnava spazio appoggiando alla muratura esterna terrazze coperte in legno.

Nel corso del tempo questa esigenza bellica si perse e prevalse quella abitativa. All’inizio dell’Età Comunale, comparvero le case-torri. Così sulle torri si aprirono le finestre, le porte e i portali, si provvide ad una più confortevole sistemazione degli ambienti interni.  Infine, gradualmente le torri persero la funzione abitativa, svolta dai più confortevoli palazzi.

Come si costruiva una Torre a Bologna?

Otto secoli fa la costruzione di una torre a Bologna richiedeva dai tre ai dieci anni. L’impegno finanziario era notevole soprattutto a causa dell’alto costo delle maestranze specializzate, nonostante il costo quasi nullo della manovalanza addetta alla preparazione dei materiali e al loro trasporto, costituita da servi della gleba.

La pianta della torre era di norma quadrata con lati che non superavano i dieci metri; tutte le restanti caratteristiche erano stabilite in funzione dell’altezza.

Si scavava fino a raggiungere uno strato d’argilla, a circa sei metri di profondità, sufficientemente consistente e adatto a reggere il peso di una torre. Per consolidare il terreno, a colpi di maglio, venivano infissi sul fondo dello scavo grossi pali di quercia o rovere lunghi un paio di metri. Successivamente si passava alla fondazione vera e propria, costituita da un imponente conglomerato di calce, ciottoli e sabbia resistente alla compressione.

Quando il conglomerato aveva raggiunto uno spessore di circa quindici piedi, si dava inizio alla costruzione dello zoccolo della torre, alto quasi cinque metri e realizzato con grandi blocchi di selenite, squadrati e perfettamente sovrapposti gli uni agli altri.

Particolare de La Bologna turrita di Angelo Finelli (Biblioteca Salaborsa)

Particolare de La Bologna turrita di Angelo Finelli (© Biblioteca Salaborsa)

Finita la base si puntava al cielo

Al termine di questo lavoro si procedeva alla costruzione delle mura di mattoni, realizzate con la tecnica della muratura a sacco: venivano alzate due pareti, una interna di notevole spessore e una esterna più sottile, collegate trasversalmente da muretti di spessore più ridotto che formavano dei cassoni riempiti successivamente con pietre e terra legate con malta di calce.

Ogni diciotto-venti corsi di mattoni venivano lasciati sulle pareti tre o quattro fori utilizzati in seguito per le impalcature di legno indispensabili per la prosecuzione dei lavori. Le pareti delle torri presentavano anche altri fori: grandi incavi, sovrapposti ad una grossa mensola di selenite, che servivano per rivestire la torre di costruzioni aeree, utilizzate come abitazioni.

Mano a mano che si procedeva in altezza i muri esterni si riducevano di spessore e nell’ultimo tratto erano costruiti con soli mattoni. Di conseguenza il peso della struttura diminuiva verso l’alto, elemento indispensabile per la stabilità della torre. Contestualmente, il vano interno risultava sempre più ampio, anche grazie a riseghe su cui venivano appoggiati solai interni di legno.

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