«In questa domenica ci troviamo davanti a un’oscurità terribile, inquietante, che a distanza di tanti anni continua a togliere il respiro e ad alimentare paura e angoscia. Come si può arrivare a tanto? Il ricordo della strage ci restituisce un dolore insieme personale e collettivo, e viverlo come comunità ci aiuta a trasformarlo.
Ma bisogna partire proprio da quel dolore, perché la speranza non consiste nel rimuovere i problemi, bensì nell’attraversarli». Queste sono le parole del cardinale Matteo Zuppi durante l’omelia.
Le parole del cardinale Matteo Zuppi
«A chi oggi può ancora contribuire a fare chiarezza sulle responsabilità, chiedo di trovare il coraggio di confessare le proprie colpe». È un appello che va oltre le parole quello lanciato dal cardinale durante la celebrazione svoltasi nella chiesa di San Benedetto, in via dell’Indipendenza.
Sulla strage del 2 agosto 1980
Dall’altare, l’arcivescovo di Bologna torna a rivolgersi a chi conosce la verità sulla strage del 2 agosto 1980, invitandolo a rompere definitivamente il silenzio e a spiegare come sia stato possibile progettare e realizzare l’attentato che devastò la sala d’aspetto della stazione.
La voce delle 85 vittime
Più che un’esortazione, quella del cardinale rappresenta la voce delle 85 vittime che, pur non potendo più parlare, continuano a chiedere giustizia. «Pentirsi – afferma Zuppi – significherebbe compiere un autentico gesto di giustizia riparativa. Farebbe bene anche a chi decidesse di farlo, rivelando finalmente ciò che è accaduto. È questo il vero coraggio, tutto il resto è soltanto vigliaccheria. Solo così si potranno comprendere i meccanismi che hanno reso possibile tanto orrore e impedire che si ripeta».
Il ricordo dei magistrati
Per il cardinale, la ricerca della verità passa inevitabilmente dall’indagine sulle reti di complicità che hanno alimentato il terrorismo. Un percorso che, ricorda, è costato la vita a magistrati impegnati fino in fondo nel proprio dovere. «Qualche settimana fa ho ricordato Vittorio Occorsio nel luogo in cui fu assassinato. Cinquant’anni fa veniva ucciso dal comandante militare di Ordine Nuovo. E tra coloro che non possiamo dimenticare c’è anche Mario Amato, assassinato nel 1980 dai neofascisti dei Nar mentre cercava di far emergere i legami tra il terrorismo nero e apparati dello Stato».
Il cardinale Zuppi si sofferma su 4 nomi delle 85 vittime della strage
I nomi delle 85 vittime aprono il fascicolo distribuito durante la celebrazione di suffragio. Nell’omelia Zuppi si sofferma su quattro di loro: Elisabetta Manea, Maria Fresu, la figlia Angela e Antonio Montanari.
L’arcivescovo ha dichiarato che ogni anno ricorderà la storia di almeno tre vittime, per restituire un volto e una vita a chi è stato travolto da una violenza «illogica e disumana». Angela, appena tre anni, è la più giovane tra le vittime della strage; Antonio Montanari, colpito mentre attendeva l’autobus all’esterno della stazione, è invece il più anziano.
Ricordare è indispensabile per costruire una comunità che possa respingere la violenza
Anche se un giorno sarà fatta piena luce sulla strage, verità e giustizia non potranno cancellare l’orrore di quel 2 agosto né colmare il vuoto lasciato nelle famiglie delle vittime. Ricordare queste ultime però rappresenta il presupposto indispensabile per costruire una comunità capace di respingere la logica della violenza e di non cedere alle false convenienze del male.
«Il dolore ha il volto delle persone»
«La sofferenza non è un concetto astratto – conclude Zuppi –. Il dolore ha il volto delle persone ed è qualcosa di profondamente concreto. Non possiamo separarlo da chi non c’è più, da chi è stato ucciso perché qualcuno ha creduto di essere più forte eliminando gli indifesi. È una tragedia che continua a ripetersi anche oggi, nelle tante guerre che insanguinano il mondo».
(Fonte: Il Resto del Carlino, Massimo Selleri)
