Secondo un’analisi economica pubblicata da Filippo Donati sull’edizione odierna del Resto del Carlino, i contribuenti residenti in Emilia-Romagna ma nati all’estero sono 562mila (il 16% della popolazione regionale): l’Irpef, ovvero l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, ammonta quindi a un miliardo e 430 milioni di euro. Si tratta della terza cifra più alta d’Italia dopo quelle registrate in Lombardia e Veneto. In percentuale, la nostra regione è superata soltanto da Trentino Alto Adige e da Friuli Venezia Giulia.
In Emilia-Romagna 560mila stranieri versano i contributi, per un Irpef di 1,4 miliardi di euro. I redditi medi, però, sono più bassi rispetto a chi è nato in Italia
In base ai dati, tuttavia, gli abitanti emiliano-romagnoli nati all’estero possiedono redditi medi inferiori rispetto a chi è nato in Italia. Nel riminese, ad esempio, il valore si attesta sui 2.520 euro, nel modenese sale a 3.680. Ciononostante, emergono differenze anche in base alle zone geografiche di provenienza. Gli albanesi, per esempio, svolgono le mansioni meglio retribuite: per loro il reddito pro capite arriva anche a 19.790 euro. A seguire troviamo i cinesi, con un reddito medio pro capite di 16.740 euro. Indiani, marocchini, egiziani, peruviani e tunisini toccano i 15mila euro. Filippini e ucraini (migrazioni a maggioranza femminile) scendono infine sotto i 14mila.
Nel medesimo articolo, Filippo Donati ha raccolto anche l’opinione di uno dei cittadini stranieri residenti in Emilia-Romagna più famosi della nostra regione: si tratta del campione olimpico Vénuste Niyongabo, che ad Atlanta 1996 vinse nei 5.000 metri la prima e finora unica medaglia d’oro della storia del suo Paese (il Burundi).
«L’immigrazione è un’opportunità di eccellenza, di crescita, di interscambio di valore. La mia storia, come quella di tanti altri, lo dimostra. C’è un problema di formazione, ma il gap può essere colmato. Incontro continuamente immigrati con titoli di studio che qui non sono valorizzati, eppure sono persone capaci – racconta l’ex mezzofondista burundese – Il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione sono qui davanti a noi, nessuno li nega. Il punto non è solo colmare il fabbisogno del mercato del lavoro, ma costruire una risposta strutturale che valga decenni».
Niyongabo aggiunge: «Gli immigrati pagano una “tassa invisibile” per aiutare le famiglie nel Paese d’origine. Si stima che tra il 10 e il 15% dei salari sia inviato a casa. Può sembrare poco, ma quei 150-280 euro, trasformati in moneta locale, significano una più alta qualità della vita, un accesso migliore alle cure e all’istruzione».
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