L’Appennino bolognese attraversa una fase delicata, segnata dalle difficoltà di alcune realtà industriali ma anche dalla ricerca di nuove prospettive. Maurizio Fabbri, presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ed ex sindaco di Castiglione dei Pepoli, invita però a non fermarsi alla fotografia delle aziende che chiudono. «Bisogna riconoscere le crisi, ma anche capire che un futuro per l’Appennino esiste», sottolinea. I numeri raccontano una situazione complessa: dai 17 licenziamenti alla Sherwin Williams fino ai 79 dell’ex Saga Coffee, passando per la vicenda Gaggio Tech. Proprio quest’ultima, secondo Fabbri, rappresenta una ferita ma anche un presidio da tutelare: «La parte dolorosa è evidente, ma comunque è un presidio industriale e dobbiamo pensare a quello».
Da dove ripartire dopo le crisi?
La prima sfida riguarda la ricollocazione dei lavoratori rimasti senza occupazione. La Regione ha predisposto un bando destinato proprio a favorire il reinserimento professionale, ma per Fabbri occorre contemporaneamente sostenere ciò che sul territorio è rimasto. «Quel presidio va sostenuto, creando le condizioni perché possa crescere», spiega. L’obiettivo potrebbe essere anche quello di creare nuove opportunità occupazionali qualora l’impresa riuscisse a incrementare produzione e fatturato.
Ma la questione non riguarda soltanto le singole aziende. Nell’area esiste ancora un tessuto produttivo che ricerca personale e che potrebbe assorbire parte della forza lavoro espulsa. Il nodo, in questo caso, diventa la formazione: «Il tema è la formazione: dobbiamo riqualificare chi viene espulso dal lavoro. Altrimenti abbiamo il paradosso di avere aziende che non trovano lavoratori e persone che perdono il posto».
Turismo, energia e servizi: quale modello per la montagna?
Per Fabbri l’Appennino non può affidare la propria crescita esclusivamente al turismo. Il cambiamento climatico, anzi, potrebbe rendere queste aree sempre più interessanti anche come luoghi in cui vivere stabilmente. Per questo serve una programmazione di lungo periodo che riguardi sanità, scuola, servizi, urbanistica e nuovi insediamenti produttivi. «Non possiamo rincorrere sempre le emergenze. Bisogna pianificare prima, pensando ai numeri di domani».
Tra le prospettive più interessanti c’è il polo di Brasimone, dove Newcleo sta lavorando alla sperimentazione di mini reattori a fissione. «Sono stati investiti oltre 80 milioni, capitali privati, e assunti ricercatori e ingegneri», ricorda Fabbri, indicando nel prossimo passaggio previsto a settembre un momento potenzialmente decisivo per il progetto.
Zes e collegamenti: quali ostacoli restano?
Altro tema centrale è quello degli incentivi. Fabbri si dice favorevole alla Zes, ritenendo necessario compensare le condizioni di svantaggio dell’Appennino rispetto alla via Emilia attraverso strumenti economici e fiscali. Restano poi le infrastrutture, uno dei principali punti deboli del territorio: la distanza dai grandi assi di collegamento continua infatti a pesare sulla competitività.
Nonostante le difficoltà, però, il presidente dell’Assemblea legislativa guarda al futuro con fiducia. «Quello bolognese è uno degli Appennini più dinamici d’Italia». I finanziamenti ottenuti attraverso il Pnrr, osserva, dimostrano la capacità del territorio di intercettare risorse e trasformarle in opportunità.
