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“Cosa sfasciamo alla prossima?”: a Bologna rischio di nuovi scontri

Picco di tensione tra i giovanissimi nel capoluogo emiliano: tra raduni sul web e proteste negli istituti, la città resta sotto massimo controllo.

Bologna stazione scontri 17/10/26
Il risultato degli scontri alla stazione di Bologna del 17 ottobre 2026 (©Simone Giovannardi per Radiabo)

Allerta massima nel centro cittadino per l’improvvisa escalation di adunate organizzate virtualmente tra centinaia di giovanissimi.

Il timore che le minacce della rete si trasformino in veri e propri scontri e raid vandalici sta mettendo in apprensione le forze dell’ordine a Bologna.

Piazze blindate e agitazioni nelle scuole

Come ricostruito sulle pagine de la Repubblica dalle giornaliste Alessandra Arini e Caterina Giusberti, la tensione corre rapida lungo le chat e i canali social, dove oltre duecento ragazzi partecipano a sondaggi per scegliere quali catene di abbigliamento o negozi di elettronica assaltare nel centro storico.

Nelle conversazioni si legge chiaramente la pianificazione delle adunate: «Siamo tutti d’accordo per FL e Snipes?», chiede uno dei ragazzi, mentre un altro sprona i compagni scrivendo «Riposa oggi che il 24 c’è la guerra soldato…».

La prospettiva di saccheggi coordinati, sulla scia di quanto già accaduto a Milano, ha spinto la Questura e la Digos a blindare preventivamente il quadrilatero della moda e le vie limitrofe, schierando decine di agenti, camionette e persino un idrante pronti a intervenire al primo accenno di disordine.

Nonostante la massiccia mobilitazione sul web, i raduni fisici hanno fatto registrare una fase di attesa e stallo: diversi adolescenti intercettati sul posto si sono affrettati a prendere le distanze da qualsiasi intento violento.

Sicurezza, reazioni e disagio sociale: la duplice sfida per le istituzioni

Tuttavia, il fermento non si spegne e si sposta anche sul fronte scolastico, tra l’occupazione dell’istituto Rosa Luxembourg e le proteste all’Aldrovandi-Rubbiani caratterizzate da lanci di uova e farina.

«Ci hanno detto che ci avrebbero identificati tutti», denunciano i ragazzi all’ingresso della scuola in seguito ai controlli della polizia.

Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex consigliere regionale Giovanni Favia, candidato con la sua lista alle prossime elezioni politiche, tracciando un ritratto preciso del fenomeno:

«Non c’è nulla di politico nei loro discorsi e non si tratta necessariamente di persone che hanno disagi económicos. Sono semplicemente adolescenti che trovano esaltanti il teppismo e la violenza».

Dal canto suo, il preside dell’Aldrovandi-Rubbiani, Matteo Battistelli, ha cercato di stemperare gli animi analizzando le richieste dei giovani:

«Nel nostro caso chiedono computer e nuove porte per i bagni, cercheremo di dar loro le risposte che cercano anche se la sensazione è che ci sia un disagio che va ascoltato di più».

In questo scenario articolato, la sfida per le istituzioni locali diventa profonda e complessa.

Da un lato vi è la necessità impellente di garantire la sicurezza pubblica, salvaguardando le attività commerciali e la vivibilità del centro storico.

Dall’altro emerge l’urgenza di decifrare i segnali d’allarme provenienti dai social media per intercettare il malessere generazionale e prevenire ulteriori spirali di violenza.

E tu cosa ne pensi?

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