Allerta massima nel centro cittadino per l’improvvisa escalation di adunate organizzate virtualmente tra centinaia di giovanissimi.
Il timore che le minacce della rete si trasformino in veri e propri scontri e raid vandalici sta mettendo in apprensione le forze dell’ordine a Bologna.
Piazze blindate e agitazioni nelle scuole
Come ricostruito sulle pagine de la Repubblica dalle giornaliste Alessandra Arini e Caterina Giusberti, la tensione corre rapida lungo le chat e i canali social, dove oltre duecento ragazzi partecipano a sondaggi per scegliere quali catene di abbigliamento o negozi di elettronica assaltare nel centro storico.
Nelle conversazioni si legge chiaramente la pianificazione delle adunate: «Siamo tutti d’accordo per FL e Snipes?», chiede uno dei ragazzi, mentre un altro sprona i compagni scrivendo «Riposa oggi che il 24 c’è la guerra soldato…».
La prospettiva di saccheggi coordinati, sulla scia di quanto già accaduto a Milano, ha spinto la Questura e la Digos a blindare preventivamente il quadrilatero della moda e le vie limitrofe, schierando decine di agenti, camionette e persino un idrante pronti a intervenire al primo accenno di disordine.
Nonostante la massiccia mobilitazione sul web, i raduni fisici hanno fatto registrare una fase di attesa e stallo: diversi adolescenti intercettati sul posto si sono affrettati a prendere le distanze da qualsiasi intento violento.
Sicurezza, reazioni e disagio sociale: la duplice sfida per le istituzioni
Tuttavia, il fermento non si spegne e si sposta anche sul fronte scolastico, tra l’occupazione dell’istituto Rosa Luxembourg e le proteste all’Aldrovandi-Rubbiani caratterizzate da lanci di uova e farina.
«Ci hanno detto che ci avrebbero identificati tutti», denunciano i ragazzi all’ingresso della scuola in seguito ai controlli della polizia.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex consigliere regionale Giovanni Favia, candidato con la sua lista alle prossime elezioni politiche, tracciando un ritratto preciso del fenomeno:
«Non c’è nulla di politico nei loro discorsi e non si tratta necessariamente di persone che hanno disagi económicos. Sono semplicemente adolescenti che trovano esaltanti il teppismo e la violenza».
Dal canto suo, il preside dell’Aldrovandi-Rubbiani, Matteo Battistelli, ha cercato di stemperare gli animi analizzando le richieste dei giovani:
«Nel nostro caso chiedono computer e nuove porte per i bagni, cercheremo di dar loro le risposte che cercano anche se la sensazione è che ci sia un disagio che va ascoltato di più».
In questo scenario articolato, la sfida per le istituzioni locali diventa profonda e complessa.
Da un lato vi è la necessità impellente di garantire la sicurezza pubblica, salvaguardando le attività commerciali e la vivibilità del centro storico.
Dall’altro emerge l’urgenza di decifrare i segnali d’allarme provenienti dai social media per intercettare il malessere generazionale e prevenire ulteriori spirali di violenza.
